La scuola tra 100 anni? Ci pensano i ragazzi

Per leggere la pagina clicca qui

Ecco il primo articolo della scuola Giovanni Bonifacio per l’iniziativa ’Cronisti in classe’. Le redattrici sono Eleonora Cosmi e Valentina Fabbris, due alunne della classe terza C, seguita dalla prof Laura Pellegrini. Nel mese di dicembre abbiamo letto in classe il romanzo ‘Se vince la mafia’ di Davide Mattiello, editrice Einaudi Ragazzi. L’autore immagina un futuro terribile in cui lo Stato è dominato dai delinquenti. Oppressi da questa brutta prospettiva, abbiamo voluto immaginare un orizzonte diverso. Nel nostro mondo sono i ragazzi del 2021, e in particolare noi alunni della classe terza C, a dettare le regole e ad operare il cambiamento per migliorare la società. Abbiamo descritto in particolare la scuola del futuro, come la vorremmo noi. Il punto di vista è quello di una nostra possibile pronipote. Ecco le sue riflessioni. «Eh sì, sono proprio orgogliosa della mia scuola! Quando arrivo, alla mattina, posteggio la mia bicicletta nella zona dedicata e, mentre cammino verso l’edificio principale, mi lascio inebriare dalla bellezza e dai profumi che mi circondano: alberi e fiori, campi per giocare all’aperto, una zona riparata dove fare merenda con i compagni… Sparsi tra tutta questa bellezza ben curata, sorgono gli edifici scolastici: grandi vetrate, spazi ampi e luminosi, molto accoglienti. Nella mia scuola ci sono la biblioteca, la zona per i laboratori scientifici ed erboristici, la serra, l’edificio dedicato ai lavori tecnici, quello per i manufatti artistici, l’auditorium per incontrarci, fare dibattiti e vedere film…. E poi le aule: ognuna con i proiettori in 3D su ogni tavolo, in modo da lavorare e visualizzare gli approfondimenti connettendoci in rete. Ci sono anche piccoli armadietti, uno per studente, dove tenere i propri oggetti, come le foto del corso di fotografia, il quaderno di appunti cartaceo ed il telefono. Invece degli zaini usiamo sacche leggere con dentro la borraccia d’acqua, la merenda o i soldi per comprarla. Tutti gli edifici sono ad un piano: progettati con vialetti larghi e perfettamente tenuti per raggiungerli, senza barriere architettoniche. Quando guardo tutto questo, ripenso alla sua storia: un secolo fa le scuole non erano così. Gli alunni entravano in edifici semplici, adatti a contenerli senza ucciderli, ma non studiati per svilupparne le capacità e potenziarle. Anche il modo di insegnare è cambiato: una volta i docenti erano molto concentrati solo sulla parola ’studio’, ora invece abbiamo anche dei brevi tempi per sfogarci e giocare durante le ore di lezione. Tutto è cambiato, secondo i libri di storia, grazie ad un gruppo motivato e geniale: il ’3C’…» Eleonora Cosmi e Valentina Fabbris, classe terza C, Scuola Giovanni Bonifacio, istituto comprensivo Rovigo 1