Gratteri e l’impegno contro la mafia

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Negli ultimi giorni si è sentito parlare solo della pandemia e della crisi di governo. Argomenti sicuramente rilevanti, che hanno oscurato un evento epocale. Il secondo maxiprocesso della storia italiana, Rinascita-Scott, contro la ‘Ndrangheta, che si è tenuto nella nuova aula bunker di Lamezia Terme, dove si sono svolte le udienze dal 21 al 29 gennaio. Di fatto la ‘Ndrangheta si è insediata già dagli anni Cinquanta, nelle province di Varese, Como, Lecco, Brescia, Pavia e infine Milano. Con più di 300 imputati, 400 capi di imputazione e 600 difensori, sono state impedite le riprese televisive per motivi di sicurezza, decisione che non è stata condivisa dal presidente dell’Unione nazionale dei cronisti italiani, Michele Albanese, perché significa privare la storia di testimonianze necessarie. Questo processo è stato un esempio strabiliante del rispetto delle norme anti covid, si è tenuto in presenza di circa mille persone debitamente tenute a distanza di sicurezza. È inoltre la più grande operazione contro il crimine organizzato dopo il maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra guidato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1986. Vi hanno partecipato anche 58 pentiti, che hanno accettato di combattere la mafia per aiutare la giustizia al fianco di Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro. Alcuni detrattori hanno cercato di oscurarne l’azione, affermando che il procuratore abbia solo messo su uno show che presto finirà in una bolla di sapone e che la ‘Ndrangheta continuerà a prosperare come ha fatto in questi anni. A rallentare il processo, già il primo giorno, i tre giudici del collegio giudicante che hanno presentato una dichiarazione di astensione. Nonostante ciò, fa ben sperare il fatto che ci sia tutto un movimento ad appoggiare Gratteri, specialmente nei social, come il post su Facebook dei comici siciliani Ficarra e Picone e l’#iostocongratteri che impazza su Istagram. Nicola Gratteri è un magistrato italiano e saggista che sta combattendo contro la ‘Ndrangheta già da diversi anni. A proposito del maxiprocesso in Calabria ha commentato: «Questa udienza serve a capire l’evoluzione di una mafia che spara sempre di meno e ha più contatti con i quadri della pubblica amministrazione, che trova facile penetrare in certi ambienti sociali che dieci anni fa erano inimmaginabili. Oggi per me è un giorno come sempre. Faccio questo lavoro dall’86; è un giorno come tanti altri». La lotta alla mafia è ancora lunga ma con questo processo l’Italia dimostra di non volerla abbandonare. Classe III F