«Fame e disperazione, la vita ad Auschwitz»

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Cara Anna, siamo gli alunni di classe quinta della scuola primaria ‘Bartolotti’. Grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande; abbiamo deciso, in occasione della Giornata della Memoria, di intervistare una bambina come noi, che la guerra l’ha vissuta e che ci può spiegare con parole chiare come ha trascorso un periodo così difficile, quindi abbiamo pensato a te. Prima che iniziasse la guerra ti saresti mai aspettata un così tragico destino? «No, assolutamente no. Vivevo una vita normale e spensierata; nessun bambino potrebbe immaginare una vita così infernale e per di più che capiti proprio a lui». Ti sentivi protetta nella soffitta? «Da quando siamo stati quasi scoperti ho iniziato a pensare che questo nascondiglio non sarebbe durato ancora molto. Avevo costantemente paura». Quali sensazioni hai provato quando sei salita sul treno? «Mi sentivo spaesata: non sapevo dove mi stessero portando o cosa mi sarebbe capitato ed ero molto spaventata. La sensazione che mi accompagnava era l’angoscia e il mezzo di trasporto amplificava queste emozioni. Era difficile stare calmi vedendo tutte quelle persone ammucchiate nel vagone». Cos’hai pensato quando sei stata rasata a zero? «Mi sentivo come se una parte di me se ne fosse andata. Non ero più la bambina di prima. Mi guardavo attorno ed era come vedersi allo specchio, l’unica cosa che ci distingueva era il numero che avevamo sul braccio». Quando la tua identità è stata ridotta a un numero… «…mi sono sentita inutile, uguale agli altri. L’ Anna che ero prima era rimasta in soffitta. Da quel momento c’era solo il mio corpo ma la mia anima era fuori ad aspettarmi». Come hai fatto a resistere tutto quel tempo al freddo? «Devo ammettere che ho dovuto rubare, chiedere l’elemosina e fare tante cose di cui mi vergogno. Cercavo di incoraggiarmi e di incoraggiare le mie compagne di baracca raccontando barzellette e storie divertenti». Quando eri ad Auschwitz continuavi a coltivare i tuoi sogni? «No, perché la mia vita quotidiana non me lo permetteva. Ero continuamente impegnata a pensare a lavorare e a procurarmi del cibo. Però nei miei sogni era tutto possibile». Ti eri trovata degli amici ad Auschwitz? «Sì, le mie compagne di baracca e mia sorella sono diventate presto mie amiche, abbiamo vissuto questa avventura insieme e abbiamo condiviso fame e disperazione». Quando i soldati ti hanno presa hai capito subito dove ti stavano portato? «No, non ne avevo idea. Poi se l’avessi chiesto a un soldato non me l’avrebbe detto. Le uniche notizie che avevo erano quelle della radio, però queste erano di politica, di cronaca e di azioni militari». Ci vorresti dare dei consigli? «Beh, ve ne vorrei dare molti. Il primo è di credere sempre nei vostri sogni perché tutto è possibile. Poi pensate a quanto siete fortunati perché altre persone che vivono in altre parti del mondo non riescono nemmeno a sognare quello che avete voi. Dato che mi avete intervistato proprio su questo argomento vi chiedo di ricordare sempre il nostro passato per non ripetere gli stessi errori che abbiamo commesso tempo fa. Io purtroppo sono stata vittima delle ingiustizie umane. Vi consiglio di diventare dei cittadini responsabili che sappiano riconoscere se viene commesso un gigante errore come questo sotto ai vostri occhi». Classe 5^A Scuola primaria ‘Bartolotti’ di Savarna