«Natale chiusi in casa, ma pieni d’amore»

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È stato un Natale differente dagli altri per la pandemia che ha condizionato il 2020 e si è fatta sentire anche durante le feste caratterizzate da giorni «rossi» e «arancioni». Ecco come gli studenti hanno vissuto quel periodo. Chiara Bellesi (2ª B): «Non potendo invitare nessuno, si è persa un po’ la magia che si percepiva sentendo suonare il campanello e vedere facce che non vedevi da tempo. Ma l’aspetto più bello è stato di poter stare in famiglia al 100 per cento e lì l’atmosfera ha brillato come le luci sull’albero di Natale. Le restrizioni imposte dal governo non hanno favorito lo shopping e per qualcuno non ci sono stati regali. Del passato rimpiango la libertà di festeggiare il Natale ciascuno a modo proprio, magari al ristorante, in famiglia o a casa di parenti o amici». Jacopo Quarchioni (2ª B): «Ho trascorso il Natale a casa con i genitori e i nonni paterni mentre in passato sono stato dai nonni materni. Ho realizzato con un cartoncino la tombola e ho chiamato la nonna materna per non farla sentire sola, così siamo riusciti a giocare online anche con lei». Beatrice Bellesi (2ª B): «Ho scoperto il piacere di passare un Natale in famiglia, con i nonni o con gli amici a quattro zampe, scartare i regali e per finire mangiare il panettone o il pandoro. Nella lista dei piaceri riscoperti, c’è anche l’Epifania che è stata meno traumatica del passato, per la prima volta non ho ricevuto il carbone. Forse i miei avrebbero voluto metterlo nella mia calza, ma con le misure restrittive non hanno potuto comprarlo. Io però preferisco pensare che nel 2020 sia stata un angioletto». Marta Latini (2ª A): «Sono tante le cose che mi sono mancate, ma sono stata felice di trascorrere più tempo e condividere più momenti con i genitori. Da questa esperienza ho capito di quanto siano importanti e ci possano mancare le persone a noi vicine, ma anche quelle piccole cose e tradizioni». Benedetta Cruciani (2ª A): «Ho trascorso molto tempo a pensare e riflettere, a svolgere un mare di compiti, qualche videochiamata con gli amici ma soprattutto tanto tempo per godermi mamma e papà. Abitando nel centro potevo evadere con la fantasia affacciandomi alla finestra della camera. Così ho ammirato dall’alto le illuminazioni di Macerata che erano splendide, i negozi addobbati nonostante il periodo difficile. Quest’anno niente lunghi e noiosi pranzi e cenoni, solo tombola, giochi di carte e tanto riposo. Ho solo un dispiacere: mi sono mancati gli zii, i cugini e soprattutto i nonni che erano lontani o isolati, dicono per proteggerli, ma non sono così sicura che per loro sia stato Natale». Cristian Dari (2ª A): «Anche quest’anno il Natale è stato comunque speciale, più lento, silenzioso e intimo. Non è stato del tutto orribile, per avere questa festa abbiamo combattuto e vinto, ciò ci ha dato più forza, grinta e coraggio per battere l’epidemia». Daniele Pieroni (2ª B): «Un Natale diverso, ma magico lo stesso. Di solito ogni giorno di festa iniziava con un via vai di parenti fino a sera, quest’anno eravamo in pochi, ma ci siamo divertiti, è come se ci fossimo avvicinati di più. L’ultimo dell’anno? Prima è partito un po’ piatto, ma al momento degli spari è stato come se ci ritrovassimo tutti insieme». Mattia Intermesoli (2ª A): «Questo Natale è stato differente dagli altri, ma diverso non vuol dire per forza peggiore, diverso significa anche speciale, e a volte le cose diverse, come in questo caso, sono la scelta migliore. In questo periodo di lotta col Covid non importa quanti colpi incassi, l’importante è la capacità di rialzarsi sempre, perché chi non si rialza può già dichiararsi sconfitto, e il Natale si rialzerà sempre perché niente, Covid o qualsiasi altra cosa, lo potrà abbattere». Emily Cirioni (2ª A): «È stato un Natale di insegnamento su come ci si possa divertire anche se in poche persone. Non abbiamo fatto le stesse cose del passato, però ho capito l’importanza di stare insieme con la famiglia e la poca importanza dei regali anche se fa piacere riceverli, però è più importante mettersi a tavola con la famiglia, parlarsi, dirsi quanto ci si vuole bene. Questo Natale non lo dimenticherò e di certo l’anno prossimo sarò più consapevole che il regalo più bello è la famiglia. Ho anche fatto fare l’albero a mio padre, penso che non lo facesse da 20 anni, sono riuscita a mettere la stella senza l’aiuto della scaletta, invece mia madre e i miei fratelli hanno fatto il presepe. La mia famiglia ha cercato di rendere il Natale più bello di sempre partecipando a giochi, a mettere gli addobbi e penso che per questo mi sia divertita di più».