«Malata di Covid, ho avuto paura»

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«Ho avuto davvero tanta paura». Sono queste le prime parole di Irene, a 13 anni colpita lo scorso ottobre dal covid. Ancora oggi non può affermare di averlo vinto. Quando ti sei accorta di aver contratto il covid? «Tutto è iniziato il 22 ottobre scorso e la mia lotta continua tutt’oggi. Infatti non ne sono ancora completamente fuori». Il virus come si è manifestato? «Con una forte e persistente tosse secca che ha iniziato a peggiorare con il passare dei giorni. Più tardi sono stata colpita da violente vertigini che mi provocavano una terribile nausea. A lungo andare, sono comparsi scatti nervosi e tremolii vari agli arti e al collo, ai quali facevano seguito forti emicranie. Non avevo più il senso dell’equilibrio e tutti i miei muscoli e nervi erano contratti e infiammati; non riuscivo più a camminare, le mie gambe erano molto deboli. Per riuscire a camminare avevo bisogno di essere sostenuta da qualcuno, la mia famiglia mi è stata molto vicina». Quali erano le tue paure? «Tutto mi preoccupava molto, ho avuto tanta paura di non riuscire a rimettermi, anche perché solo al pensiero che questo virus mi potesse causare danni neurologici irreparabili mi faceva venire i brividi». Cosa ti è mancato di più durante il periodo di positività? «I miei compagni, le loro pazzie, gli amici, e soprattutto la mia famiglia, con cui per circa 1 mese e mezzo non ho potuto interagire se non per le necessità fisiologiche. Il covid è un virus che fa star male te, ma ha un impatto emotivo forte anche su chi ti sta accanto». Questa esperienza cosa ti ha insegnato? «Che bisogna stare attenti alla propria salute molto più di prima, perché il virus si trasmette facilmente. Io stessa ho osservato scrupolosamente le regole, eppure mi sono contagiata. Mi ha insegnato anche che bisogna tutelare le persone che ci circondano, soprattutto se anziane, come i nonni. E che nelle situazioni più gravi non bisogna mai perdere il controllo ma essere molto pazienti, sperando il meglio». Cosa ti senti di dire ai negazionisti del covid? «L’incubo che tutto il modo sta vivendo non è finzione, ma è una vera e propria tragedia. Il virus deve essere affrontato con serietà e tre regole: mascherina, distanziamento, igiene mani». Cosa speri per il futuro? «Spero di riuscire un giorno a non avvertire più gli strascichi della malattia, di riprendere la mia vita dal punto in cui la serenità si è interrotta per poter vivere appieno la mia adolescenza di tredicenne». I. Giorgetti 3A