«Studiamo la storia per non ripeterne gli errori»

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La Giornata della Memoria, che nome importante! Del resto per una ricorrenza così necessaria, quasi vitale, serve un nome preciso e accurato. Questa giornata cade il 27 Gennaio, quando è avvenuto uno degli episodi che ha segnato la storia, la mia come quella di tutti. Per scoprire di cosa si tratta bisogna tornare indietro di circa 76 anni. Il 27 Gennaio del 1945, mentre era ancora in corso la seconda guerra mondiale, ad Auschwitz, dopo tutti quei duri anni di sofferenze, gli Alleati sono arrivati a liberare i prigionieri e i deportati che erano all’interno del campo. Io di certo non posso neanche lontanamente immaginare cosa sia successo negli anni precedenti, tutto il dolore provato dentro il campo, ma so che per loro é stata veramente dura. Basti pensare alla prassi adottata nei campi. Una volta arrivati al campo di concentramento le persone venivano smistate in due file in base all’età e allo stato di salute. Una sopravviveva, mentre l’altra no. Quella che rimaneva lavorava ore e ore per poi patire la stessa sorte dell’altra. Per me è molto dura solo parlarne, figuriamoci se fossi stata lì in quel momento! Ecco a cosa serve la Giornata della Memoria, io l’ho capito veramente solo negli ultimi anni. Anche se è difficile, anche se fa male ed è incredibile, noi dobbiamo ricordare. È l’unica cosa che dobbiamo fare, perché ricordare serve a non dimenticare, a non ripetere gli stessi errori passati. Invece di scegliere la cosa più facile, impariamo a fare la scelta giusta, pensando con la nostra testa, senza seguire gli altri. All’inizio pensavo che studiare la storia fosse inutile, invece adesso mi rendo conto di quanto mi abbia aiutata a capire cosa succede e il motivo per cui i fatti avvengono. Chissà cosa succederebbe se non ci fosse la Giornata della Memoria, se la gente si dimenticasse di cosa è avvenuto, mentre persone uccidevano loro eguali! Purtroppo ancora oggi si possono osservare atti orribili, perché c’è ancora qualcuno che non si rende conto della situazione. Pur non avendo assistito ad eventi del genere di persona, so che anche in ambienti come la scuola possono verificarsi discriminazioni. Con questo appello mi sto rivolgendo sia agli adulti che ai giovani, che devono avere il coraggio di pensare con la propria testa e con le proprie idee. Ci sono molte opportunità per farlo, per esempio ascoltare le testimonianze di deportati come la Senatrice a vita Liliana Segre oppure le sorelle Bucci. Ogni giorno abbiamo la possibilità di scrivere la storia e tutti hanno il potere di cambiarla in meglio o in peggio, sta a noi la scelta.

Ludovica Valente (3^C) scuola Montanari – Mirandola