«Resistiamo. Potremo dire: io c’ero»

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Questa traversata della pandemia, lunga ormai un anno, provoca sentimenti contraddittori: fiducia e speranza si alternano a pessimismo, rassegnazione, tristezza e apatia, come se anche noi ragazzi stessimo perdendo la capacità di provare sentimenti forti e intensi. Il presidente della Repubblica Mattarella, nel discorso di Capodanno rivolto agli italiani ha affermato che questo periodo così difficile è «tempo di costruttori». Su questa riflessione del capo dello Stato, siamo stati invitati a scrivere i nostri pensieri insieme ad altre tracce che riguardavano argomenti come l’amicizia, l’utilizzo della tecnologia, la resistenza psicologica durante il lockdown che ci ha costretto in casa, il senso di responsabilità nell’osservare le regole per evitare i contagi, la convivenza in famiglia con i genitori, i rari incontri con i nonni, emozionanti e commoventi. Cosa possiamo fare per essere costruttori anche noi, di 12 anni? Non trasgredire i provvedimenti, fare il nostro dovere a scuola, dare una mano in casa e approfittare delle poche occasioni di incontro con gli amici, in parrocchia e negli altri rari luoghi. La cosa più importante è essere ottimisti, non farsi prendere dallo sconforto, fare in modo che il cellulare, il pc ,internet e i social ci aiutino a mantenere le relazioni. Il Covid-19 ha fratturato la nostra normalità mettendoci alla prova ogni giorno come un perfido gioco che diventa sempre più difficile e mettendo alla prova i nostri rapporti e le amicizie che abbiamo costruito. Noi questo gioco lo dobbiamo vincere con i vaccini, che speriamo vengano effettuati in modo rapido ed efficace per arrivare quanto prima ad avere nel nostro Paese l’immunità di gregge. Vincendo la battaglia col virus, tutti potranno lavorare senza interruzioni, potremo tornare ad abbracciarci abbattendo la forte barriera che ora ci impedisce di stare vicini e ci impone di proteggerci con le mascherine. In questo anno così duro abbiamo imparato ad apprezzare le piccole cose,quelle essenziali e siamo certi che questa esperienza impegnativa ci servirà per tutta la vita a distinguere ciò che conta veramente rispetto a tutto il resto. L’esigenza più forte, durante questi mesi di distanziamento, è di essere vicini col cuore ai nostri amici e, fortunatamente, ci siamo divertiti molto a fare le videochiamate, una valvola per sfogarsi e reagire alla solitudine. È stato anche importante, fin dall’inizio di questo anno scolastico, frequentare la scuola in presenza, pur con le mascherine, gli igienizzanti, l’abolizione della ricreazione nei corridoi, la sospensione per qualche tempo delle ore di educazione fisica. Vederci tutti i giorni, scambiarci qualche parola e qualche sorriso, ricevere gli incoraggiamenti dei professori, ci ha dato una carica che non avremmo avuto se fosse proseguita la didattica a distanza, utile in casi di estrema necessità ma alla lunga troppo fredda e stancante. E adesso ci aspettano altri mesi di battaglia, ma ce la faremo. Verrà il giorno in cui potremo raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti, quando studieranno sui libri di storia il capitolo sulla pandemia del 2020-21, che noi c’eravamo e siamo sopravvissuti, combattendo con amuchina e mascherina. Il bello è che la vita non si ferma e neanche noi ci fermiamo, quindi cerchiamo i lati positivi e vediamo il bicchiere mezzo pieno: in meno di un anno sono stati realizzati i vaccini dagli scienziati di tutto il mondo, l’unico strumento per sconfiggere il nemico invisibile. Speriamo che nella nostra regione l’ingresso in zona gialla sia stabile e ci auguriamo anche che presto bar, ristoranti e anche i circoli dei nostri paesi possano essere aperti, come una volta. Fa impressione dire una volta, ma è proprio così: quando in televisione, vediamo film girati prima della pandemia, quando la gente si radunava, si abbracciava e si baciava, sembra che siano passati degli anni, mentre invece sono solo 11 mesi. Per concludere, siamo veramente dentro una situazione storica che potrebbe essere la più importante e difficile della nostra vita e vogliamo stare uniti tra noi, con le nostre famiglie, la scuola e le persone che ci vogliono bene per aiutarci l’un l’altro a uscire da questo lungo tunnel, fuori del quale ci aspetta un cartello stradale con scritto ‘normalità’.

Gli alunni delle classi 2F e 2N