«Il bullismo a scuola e sul lavoro»

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Il bullismo può essere compreso e spiegato da diversi punti di vista: a seconda di chi lo ha subito e chi no, chi lo ha esercitato e chi, invece, si è limitato ad osservare. Noi possiamo dare una definizione di bullismo dal punto di vista di chi ha ascoltato tante esperienze diverse che esemplano varie realtà di violenza sugli altri. Il Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze (CCRR) della scuola “Papa Giovanni XXIII” di Misano Adriatico, ha partecipato a un progetto animato dal giornalista Luca Pagliari. Lo scopo del progetto era sensibilizzare i ragazzi a denunciare, qualsiasi abuso. Per farlo Pagliari, ha scelto di raccontare la storia di una ragazza vittima di bullismo, Alessia Piga, 13 anni, colpevole, di essersi tinta i capelli di rosso. Per questo futile motivo è diventata un bersaglio umano, vivendo 3 anni di inferno tra provocazioni e insulti umilianti sia a scuola che sui social, fino a quando, insieme ai genitori, è riuscita a denunciare i responsabili delle sue sofferenze. Questa rabbia, paura, tristezza e violenza porta a un nugolo di pensieri malinconici da parte della vittima che risponde con un drammatico isolamento fisico e mentale. Tuttavia, esiste una diversa tipologia di bullismo che interessa gli adulti: il mobbing, ovvero, una persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o superiori. In comune hanno le ragioni del protagonista: il bullo diventa tale quando è molto aggressivo, ha problemi di autostima, dovuti a genitori violenti o poco presenti e poco attenti. Un nuovo studio ha elaborato questa definizione: il bullismo è una forma di aggressione tra persone o gruppi che hanno diversi livelli di potere. Anche da parte dei ragazzi sono venute fuori delle definizioni di bullo: il bullo è chi si trova in una situazione critica in cui si sente trascurato e che vorrebbe anche solo uno sguardo da parte di una madre o di un padre che, magari a causa di un periodo faticoso e impegnativo, non hanno tempo di badare al proprio figlio. Alla fine del progetto sono sorte delle analogie tra mafia e bullismo: sia i gruppi mafiosi che i bulli agiscono sempre in gruppo, entrambi utilizzano il vincolo dell’intimidazione e si nutrono della paura della vittima. A conclusione del progetto, sono state elaborate delle frasi significative riguardanti il bullismo che, a nostro modo di vedere, sono la migliore sintesi di un percorso utile e appassionante: “Non è grande chi ti fa sentire piccolo”, “Un bullo non è bello ed è senza cervello”, “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”.

Viola Bertuccioli, Giorgia Cataneo, Devì Conti, Miranda Gennari III B