«Dobbiamo amare i nostri difetti»

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Coraggio e voglia di riscatto sono le pietre preziose che rimangono nel cuore dopo la lettura del libro “Cicatrici nell’anima” di Cristina Guidetti (Incontri editrice, 2020).
Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a scrivere un libro?
«L’idea del libro è partita da un percorso personale di analisi, un diario della mia sofferenza che scrivevo giornalmente per poi rileggere. Volevo concretizzare e accettare i miei dolori e le mie sensazioni. Col tempo ciò mi portò sollievo: capii l’importanza di condividere la mia rinascita per aiutare coloro che attraversavano momenti di difficoltà».
Quale definizione darebbe alla parola bellezza?
«Nella mia vita ho attraversato due fasi: prima per me rappresentava un’ossessione, un voler corrispondere alla perfezione esteriore ricercata dal mondo della moda a cui appartenevo; poi, la bellezza è diventata sinonimo di libertà. Una persona libera dalle proprie catene emana luce e un senso di benessere».
Quali persone le sono state accanto nei momenti bui?
«La vecchia Cristina era una donna esteriormente sicura di sé e convinta di non aver bisogno degli altri. Attraverso questa esperienza, ho capito l’importanza degli affetti dei miei genitori, di mia figlia e delle mie amiche che mi hanno amata e aiutata ad uscire da quel pozzo in cui ero finita. Bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto quando si sta male poiché intorno a te ci sono persone che ti vogliono bene».
Nel libro parla della modella Katie Piper: cosa possono lasciare le vostre storie alle ragazze della mia generazione?
«In quel duro momento della mia vita, l’ho vista come un’eroina e un punto di riferimento. La mia più grande paura era l’aver perso la mia bellezza. Ma poi ho saputo guardarmi dentro e trovare una forza che non credevo di avere: ho conosciuto una nuova parte di me, migliore della precedente. A distanza di 9 anni, posso dire di amarmi più di allora, imperfezioni comprese. Non possiamo mettere a rischio la nostra vita per un capriccio o un’insicurezza».
Se dovesse riassumere il suo messaggio in una parola, quale sceglierebbe?
«La parola che sceglierei è resilienza, caratteristica che non credevo di possedere fino a quando la vita non mi ha mostrato il contrario. Un lungo percorso giudiziario e 42 dolorosi interventi, il senso di colpa per la sofferenza che arrecavo a chi avevo vicino. Senza odio e con un nuovo equilibrio, ho capito che la parte più bella di ciascuno è l’interiorità».

La sua testimonianza
è un esempio per tutti.
Anna Donati III B