«Caro sindaco, permette una domanda?»

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La classe prima B della scuola media Francesco Venezze propone un’intervista al sindaco prof. Edoardo Gaffeo. Ci ha fatto da gancio la mamma della nostra compagna Sofia Malfatto. Il sindaco è venuto nella nostra classe durante l’ora di religione della prof. Alessandra Recchiuti. Ecco la nostra intervista. Buongiorno signor sindaco, ci può dire qualche cosa di lei?
«Sono nato e vivo a Rovigo e sono stato eletto sindaco nel 2019»
Che lavoro svolge nella vita?
«Sono docente universitario. Insegno economia politica all’università di Trento alla facoltà di economia»
Come funziona un comune?
«Noi viviamo in una democrazia, questo vuol dire che le scelte vengono prese dai cittadini attraverso il diritto di voto. Si può votare al compimento dei 18 anni. Rovigo ha 50.000 abitanti. Il sindaco viene eletto direttamente dai cittadini che decidono quale sarà il gruppo che deve governare la città, questa si chiama elezione diretta. L’incarico dura 5 anni e per un comune come Rovigo il sindaco non può essere eletto per più di due volte. Il comune ha il compito ad esempio di gestire gli edifici delle scuole elementari e medie; mette a disposizione una serie di attività per aiutare le persone in difficoltà, questi sono i servizi sociali; costruisce e gestisce strade, ponti, parchi; sioccupa dell’ambiente cercando di tutelare la salute dei cittadini; organizza attività produttive come i mercati. Sono tante le cose che fa il Comune»
Chi l’aiuta nel governo della città?
«Ci sono gli assessori che compongono la giunta e che vengono scelti dal sindaco e che hanno delle competenze specifiche. Sono Roberto Tovo, vicesindaco e assessore alla cultura; Patrizio Bernardinello, commercio e polizia locale; Mirella Zambello, servizi sociali; Erika Alberghini, sport, pari opportunità e politiche giovanili; Luisa Cattozzo, urbanistica; Giuseppe Favaretto, lavori pubblici; Andrea Pavanello, bilancio; Dina Merlo, ambiente. C’è poi il consiglio comunale che viene eletto dai cittadini»
Perché ha deciso di fare il sindaco?
«Non avevo mai fatto un’esperienza del genere prima e mi sono messo a disposizione perché pensavo fosse una bella cosa per la comunità. E’ un dovere morale»
Qual è la cosa più difficile nel fare il sindaco?
«Bisogna mettersi nei panni degli altri, cercare di comprendere le richieste che ti vengono fatte. Si è presi poi da tanti impegni, il telefono suona sempre e c’è poco tempo per se stessi e la famiglia. Prendere decisioni non è sempre facile»
Lei è un docente severo?
«Lo sono con i miei studenti perché lo sono molto anche con me stesso»
Qual è la cosa più importante per la nostra città?

«Essere una comunità unita perché da soli saremmo più poveri».
I reporter della prima B