Ogni giorno è quello della Memoria

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«Per me ogni giorno è il giorno della memoria». È quanto afferma Edith Bruck che, deportata ad Auschwitz all’età di soli dodici anni, ha dovuto affrontare lunghi e duri giorni nel campo di concentramento, obbedendo solo alle imposizioni dei tedeschi. Tra il 1933 e il 1945, la Germania nazista e i suoi alleati crearono più di 42mila campi di concentramento, destinati a diventare macchine di genocidio per gli Ebrei e altri gruppi di indesiderabili, mentre in tanti chiusero gli occhi, si voltarono dall’altra parte o aiutarono attivamente affinché ciò accadesse. «Perdere l’identità, e ritrovarsi ad avere solo un numero è terribile…», dichiara Andra Bucci, una delle sopravvissute. «…ma non ho mai pensato di cancellarlo. Anche se lo togliessi, rimarrebbe sempre una parte di me». Restituire il nome, è questa la volontà che muove l’artista tedesco Gunter Damning, che ha avuto l’idea nel 1995 di sostituire un sanpietrino con una mattonella in ottone che reca i dati biografici di alcune vittime per realizzare una memoria diffusa nel tessuto urbano. Queste ‘’Pietre d’inciampo’’ o Stolperstein in tedesco, vengono poste, su richiesta dei familiari, davanti alle case dalle quali sono state prese queste persone. Ora sono disperse in tutta Europa e ce ne sono oltre 70mila di cui 15mila in Italia. Un inciampo visivo, proprio perché camminando ci si rende conto della presenza di una diversità nella strada, si abbassa lo sguardo e si è costretti a prendere coscienza di quei nomi che vengono restituiti alla memoria. Sull’esempio dell’artista tedesco, anche noi alunni abbiamo realizzato le nostre «Pietre d’inciampo», trascrivendo i nomi, non solo, di diverse vittime, ma anche di alcuni sopravvissuti perché anche grazie alla difficile testimonianza di questi ultimi è possibile, soprattutto per noi ragazzi, costruire il nostro cammino nella memoria. Ognuno ha svolto dei lavori di approfondimento e lo studio individuale di ciascuno insieme alla condivisione delle notizie trovate, hanno fatto sì che ci appropriassimo di queste storie dolorose, perchè, come dice Liliana Segre: «La chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore» di qui l’ importanza di conoscere e di tenere vivo il ricordo delle ingiustizie che intere nazioni hanno commesso in passato. «Ho giurato di non stare mai in silenzio, quando e dove gli esseri umani sono costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità aiuta gli oppressori, mai le vittime. Il silenzio incoraggia i tormentatori, mai i tormentati». Così Elie Wisel, insignito nel 1986 del Nobel per la pace.