Sulle tracce di Dante tra Forlì e dintorni

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Noi studenti della classe 3ªN della scuola B. Croce abbiamo deciso di scrivere un articolo riguardante le tracce di Dante nel territorio forlivese e nei suoi dintorni in ricordo del settecentesimo anniversario della sua morte. Ci sarebbe piaciuto visitare di persona i luoghi citati dal sommo poeta nella Divina Commedia e nelle sue opere, ma a causa dell’emergenza sanitaria in corso, non ne abbiamo avuto l’occasione, dunque abbiamo deciso di compiere un ’viaggio virtuale’, un po’ come quello dantesco, alla scoperta dei luoghi da lui percorsi durante la sua permanenza in Romagna. Con l’aiuto del nostro libro di letteratura abbiamo rivisto la situazione storica in cui versava l’Italia nel XIV secolo e abbiamo notato che la divisione politica fra Guelfi e Ghibellini fu la causa dell’esilio del poeta e del suo arrivo nel nostro territorio. Infatti Dante, mentre era a Roma in qualità di ambasciatore, fu allontanato da Firenze nel 1302, perchè prese il potere in città la parte avversa alla sua fazione, costituita dai Guelfi Neri. Per il poeta iniziò un periodo di sofferenza durante il quale cercò ospitalità presso i grandi signori dell’epoca e tentò invano il ritorno in patria. In occasione di questo girovagare per le corti dell’Italia trovò accoglienza anche in Romagna, a Forlì ed infine a Ravenna alla corte di Guido da Polenta, dove morì nel 1321. Il nostro viaggio inizia fra le montagne di San Benedetto in Alpe dove probabilmente Dante vide la cascata dell’Acquacheta che paragonò a quella del fiume infernale Flegetonte ’Come quel fiume c’ha proprio cammino/ Prima da Monte Viso ‘nver’ levante,/ da la sinistra costa d’Appennino,/ che si chiama Acquacheta suso’ (Inferno Canto XVI). Seguendo il corso della valle del Montone l’avventura continua a Portico di Romagna, paese di origine di Beatrice Portinari. Proseguendo incontriamo Castrocaro, che fu un importante centro del potere mediceo e che venne duramente criticata dal poeta ’Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;/ e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,/ che di figliar tai conti più s’impiglia…’ (Purgatorio Canto XIV). Scendendo nei pressi di Forlì si arriva a Bertinor,o che viene citata da Dante nel Purgatorio in versi in cui emerge il rimpianto per un mondo cavalleresco ormai scomparso. Entrando nel cuore di Forlì attraverso Porta Schiavonia da cui passavano i viaggiatori provenienti dalla Toscana e dalla valle del Montone, troviamo numerose tracce della presenza di Dante, fra le quali spicca la citazione del nobile Rinieri nel Purgatorio ’Questi è Rinieri; questi è ‘l pregio e l’onore/de la casa da Calboli…’ posta sulla facciata del palazzo Palazzo Paulucci di Calboli dall’Aste. In corso Garibaldi nel Palazzo Albicini il poeta fu ospite di Scarpetta Ordelaffi, signore di Forlì, come ricorda la lapide posta sulla sua facciata. Percorrendo il corso si giunge in piazza Saffi, all’epoca del poeta chiamata Campo dell’Abate, su cui si affaccia l’Abbazia di San Mercuriale che sicuramente Dante visitò. Qui ebbe luogo nel 1282 una violenta battaglia tra guelfi e ghibellini, da lui definita nell’Inferno Canto XXVII ’sanguinoso mucchio’. La leggenda narra che sotto la piazza riposino ancora i corpi dei soldati morti durante lo scontro, ma allo stato attuale non è possibile effettuare scavi e ricerche in questa zona molto vincolata. Il percorso dantesco fra le vie medievali, i palazzi, le chiese di Forlì ma anche il paesaggio dei dintorni rivela importanti tracce del passaggio di Dante in questa terra. Ci ha stupito molto il fatto che il poeta abbia citato numerose volte nella sua opera il nostro territorio, probabilmente perché affascinato ed incuriosito dalla bellezza del paesaggio come la cascata dell’Acquacheta e dalle vicende storiche come lo scontro fra guelfi e ghibellini. Il nostro viaggio è terminato e non ci resta che citare l’ultima tappa dell’itinerario di Dante: Ravenna, dove il poeta morì e dove è situata la sua tomba. Classe 3ªN