Gli studenti che sfidarono i nazisti

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Tra le pagine dei libri scolastici di storia si incontra spesso il nome “La Rosa Bianca”. Segno di purezza e innocenza, è il nome insolito dato a un movimento tedesco non violento. Un gruppo di amici, tutti studenti tra i 21 e i 25 anni della facoltà di medicina all’università di Monaco, tra l’estate del 1942 e il febbraio del 1943 cercarono di opporre resistenza al nazionalsocialismo tentando di «aprire gli occhi» del popolo tedesco che condivideva l’idea di Hitler. Per realizzare il loro progetto, gli studenti, toccati dalla crudeltà della guerra, stampavano volantini apertamente contrari al pensiero nazista, così da sensibilizzare la popolazione sui rischi di ciò che stava accadendo. Il gruppo era composto da giovani che amavano la vita, la natura, appassionati di musica, arte, letteratura; condividevano scelte fondamentali dell’esistenza, diverse esperienze personali, situazione politica e tutti gli interessi verso le bellezze della vita e dell’umanità. I loro nomi erano Hans Scholl, Christoph Probst, sposato e con tre figli, Alexander Schmorell, Willi Graf e Sophie Scholl, sorella di Hans a cui si aggiunse il loro professore di filosofia Kurt Huber, che scrisse l’ultimo volantino. In poco più di mezzo anno pubblicarono sei volantini. Ecco cosa si legge in alcuni di questi: «Con sicurezza matematica Hitler conduce il popolo tedesco alla rovina. Ma intanto cosa fa il popolo tedesco? Non vede e non sente …Tedeschi! …Staccatevi dal nazionalsocialismo disumano! Provate con l’azione che voi la pensate diversamente! Strappate il mantello dell’indifferenza che avvolge il vostro cuore! Non dimenticate che ciascun popolo merita il regime che accetta di sopportare». Purtroppo il bidello dell’università di Monaco li colse in flagrante mentre lanciavano i volantini nell’atrio. Furono arrestati, processati e infine giustiziati per decapitazione. I primi furono Sophie, Christoph e Hans, il più carismatico del gruppo che unì questi ragazzi e ebbe l’idea di scrivere i volantini contro il regime. Successivamente Willi, Kurt e Alexander a distanza di mesi. Il loro movimento non ebbe il successo desiderato, ma i ragazzi morirono soddisfatti e, anche se nel loro piccolo, orgogliosi di aver cercato di fare la differenza. «Una giornata di sole così bella e io me ne devo andare. Ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone si sono risvegliate?» sono le parole di Sophie, poco prima di morire. Hans, prima del patibolo, gridò: «Viva la libertà». Erano un gruppo di compagni di scuola. Come noi. S. Paci, M. Gallo, A. Giovanardi, L. Tontini, M. Massalini, G. Galeazzi, M. Antonelli, M. Pezzettoni e V. Moro