Donne in prima linea contro le disparità

Per moltissimi anni noi donne siamo state considerate poco importanti e non degne di essere menzionate. Volevo contribuire a rompere questo silenzio che ha caratterizzato la storia e soprattutto la vita di milioni e miliardi di ragazze, donne e bambine. La situazione della disparità dei sessi ha sempre caratterizzato la vita e la storia umana; le donne hanno sempre vissuto in uno stato di inferiorità perenne e, nonostante siano passati molti anni e le cose siano cambiate, si nota ancora questa differenza tra il genere maschile e quello femminile. Nel periodo della Belle Epoque, in Inghilterra, le donne decisero di farsi sentire e di dare voce ai loro pensieri, così nacquero i primi movimenti femministi per ottenere l’emancipazione sociale, la parità dei sessi e il diritto di voto. In questa loro lotta vennero derise, umiliate e picchiate: si pensava non avessero abbastanza cervello e fermezza mentale per riuscire ad amministrare le questioni politiche, si riteneva fossero ben rappresentate da mariti, padri o figli maschi e perciò non si comprendeva la loro volontà e necessità di votare. Nelle fabbriche – le donne iniziavano fin da bambine a lavorare – e nelle case, violenze e discriminazioni erano all’ordine del giorno. Le donne che aderivano ai movimenti femministi venivano cacciate e rinnegate dai mariti stessi, supportati dalla convinzione che la figura della donna dovesse essere associata solo a quella di madre e moglie. Ad alcune di loro era concesso lavorare nelle industrie, ma in condizioni malsane e poco igieniche, ottenendo gradi inferiori rispetto a quelli degli uomini e percependo, a parità di ore, uno stipendio nettamente inferiore. Convinte che creando scalpore si sarebbero fatte ascoltare dal Governo, ruppero le vetrine di negozi, fecero esplodere le cassette delle poste e attuarono continui scioperi della fame in carcere; vennero viste come criminali e arrestate. Il 4 giugno del 1913 la storia cambiò: Emily Wilding Davison, al derby di galoppo, fu travolta e uccisa dal cavallo del re d’Inghilterra e divenne martire della causa delle suffragette. Di fronte a quanto accaduto la stampa non poté più tacere e la morte di Emily finì su tutti i giornali, al suo funerale presero parte migliaia di persone e nessuno poté evitare l’argomento. Nel 1918, in Inghilterra, fu concesso il diritto di voto ad alcune donne sopra ai trent’anni, nel 1925 le donne ottennero i diritti sui propri figli e nel 1928 ottennero il diritto di voto alla pari degli uomini. In Italia ciò avvenne anni solo il 2 giugno del 1946, quando esse poterono votare per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Una ragazza, tra le 21 che fecero parte dell’Assemblea costituente, contribuì a far emergere la figura della donna anche in politica: Nilde Iotti. Nata a Reggio Emilia il 10 aprile 1920, apprende dal padre Egidio l’opposizione al fascismo e prende parte alla Resistenza come staffetta. Ella, qualche anno più tardi, si avvicinò al Partito Comunista Italiano (Pci). Questo suo avvicinamento fu dovuto in gran parte alla relazione che intrattenne con Palmiro Togliatti. Nilde Iotti portò idee innovative in Parlamento. Ella era a favore del divorzio, dell’aborto e soprattutto dell’amore. Importante fu il suo discorso tenutol’1 dicembre 1970, in Parlamento che contribuì in maniera determinate a legalizzare il divorzio e il 22 maggio 1978 l’aborto. L’anno seguente venne eletta Presidente della Camera, prima donna. Donna, figlia, sorella neurologa di fama mondiale, accademica e senatrice a vita italiana, convinta sostenitrice che il futuro è dei giovani, anche Rita levi Montalcini (Torino il 22 aprile 1909 – agosto 2001) ha dato una svolta alla concezione di donna. Nata in una famiglia ebrea sefardita, figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico, e della pittrice Adele Montalcini, ha frequentato il liceo femminile, che preparava a diventare moglie e madre. La voglia di studiare, di conoscere, di apprendere, e il desiderio di trovare la cura per guarire dalla malattia la sua amata governante, la portò nel 1930 ad iscriversi, contro il parere di tutti, all’Università di medicina di Torino, laureandosi sei anni dopo con 110 e lode. Nonostante la sua indubbia intelligenza e umanità, a causa delle persecuzioni razziali dovette scappare in Belgio nel 1939, ma negli anni del fascio continuò le sue ricerche con qualsiasi mezzo a sua disposizione. Terminata la Seconda guerra mondiale andò a St. Louis per proseguire i suoi studi e, nel 1951, presentò la sua tesi presso la New York Academy of Sciences. Nel 1968, le fu assegnato il Premio Nobel per la medicina insieme al biochimico Stanley Cohen. Amava affermare che ’l’umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi’ ma ’le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale della società’. Malala Yousafzai, una ragazza che sfidò migliaia di talebani per poter andare a scuola e per affermare il ruolo femminile nella società pakistana. Nel 2011 vinse l’International Children’s Peace Prize. A discapito di tutto quello che veniva detto in passato, possiamo quindi affermare che le donne sono importanti e che il silenzio e la sottomissione che le circondava era, e purtroppo in certe occasioni è tuttora, frutto dell’ignoranza umana. Sofia Battilani

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