«La nostra vita come un disco rotto»

Da quando hanno attivato il lockdown è come se le vite di ognuno di noi fossero riprodotte sempre in loop, come un disco rotto: per le prime due settimane mi sono rilassato al massimo facendo attività che, prima della quarantena, non potevo fare perché non avevo molto tempo tra quattro allenamenti di basket, una sessione con l’orchestra, due rientri pomeridiani, una riunione di catechismo e una riunione scout alla settimana. Ho riscoperto il piacere di cucinare con calma perché prima il tempo che passavo ai fornelli era poco e facevo tutto in fretta, mentre nei mesi di chiusura avevo molto più tempo per sperimentare e dar da mangiare alla mia famiglia quando mia madre era stanca o per le faccende di casa o per il lavoro; ho riscoperto anche il piacere di suonare la chitarra e di leggere. Dalla metà di marzo, poi, ho anche fatto le lezioni online, sulla piattaforma Meet, per tre volte al giorno, sei giorni su sette, cosa assolutamente non facile: succede infatti molto di frequente che si verifichino interferenze oppure che la connessione non vada bene e che ti buttino fuori dalla riunione oppure, ancora, che, mentre una persona sta parlando, tu non riesci a capire chiaramente cosa sta dicendo perché si sentono solo suoni metallici. Oltre alla scuola sto facendo anche altri tipi di videochiamate, per esempio con i compagni di basket e con l’istruttore per fare esercizi e mantenerci in forma in vista del ritorno al palazzetto dello sport, ho fatto videochiamate con Gianluca, l’insegnante di chitarra che ho conosciuto l’anno scorso. Mi tengo poi in contatto con i parenti argentini che ci hanno riferito che stanno vivendo la nostra stessa situazione. Negli ultimi giorni, poi, ho scritto la tesina degli esami. Inoltre ho ricominciato a uscire e a camminare di nuovo per le strade, sempre con le dovute precauzioni. Alessandro Feliziani III D © RIPRODUZIONE RISERVATA

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