Il nostro viaggio dagli emigranti a Leopardi

Prima del lockdown noi della terza C e D siamo stati a Recanati per visitare il Museo dell’emigrazione e Casa Leopardi. Nel Museo dell’emigrazione marchigiana si racconta la storia di chi ha lasciato l’Italia negli anni ’50, tuttavia ancora oggi molti italiani emigrano e così all’interno del museo c’è anche un po’ del presente. Il viaggio che veniva intrapreso poteva essere di tre tipi: spontaneo, prepagato da un datore di lavoro oppure clandestino, il più praticato. Quest’ultimo è proprio quello che stiamo studiando nei libri di storia e che ha raccontato la guida; il periodo di massimo spostamento è stato tra il 1800-1900, perché in Italia c’era una condizione economica molto dura e difficile, così molti sono partiti alla ricerca di fortuna e di lavoro. Il costo del biglietto era molto caro. Chi non poteva permetterselo chiedeva soldi in prestito ad amici e familiari; ma non era immediata la possibilità di imbarcarsi, a volte si dovevano aspettare anche settimane. C’era infatti bisogno di una chiamata per sapere quando si sarebbe potuto partire dagli organizzatori che guadagnavano da simili situazioni: in fondo è ciò che sta succedendo anche ora. Le destinazione preferita era l’Argentina. La durata di un viaggio verso l’America era all’inizio 30 giorni, poi ridotti a 15 ma in condizioni igieniche indescrivibili. Se non si avevano più notizie di un parente, voleva dire che la nave era affondata. La difficoltà nel partire, oltre per il dolore di lasciare i propri cari, era decidere quali oggetti portare e quali lasciare a casa. Poi si arrivava ai punti di raccolta dove partivano le navi per le grandi traversate, qui si indossava un cappello con un’etichetta con il luogo dove si intendeva andare. Quelli che riuscivano ad arrivare, erano impiegati nei lavori più difficili, per esempio nelle miniere. Importanti erano le rimesse, ovvero delle quote di denaro con cui il lavoratore riusciva ad avere una vita decorosa e che mandava anche ai parenti rimasti in patria; con questi soldi vivevano e riuscivano a ripagare i debiti. Molti impararono a scrivere e leggere per comunicare con chi era rimasto in patria; quindi si hanno molte lettere e foto che mostrano queste persone festeggiare tutte insieme cantando e suonando. La visita è proseguita a Casa Leopardi; è stato interessante vedere ciò che abbiamo studiato nei testi di letteratura. La guida era un ragazzo molto ben informato e soprattutto animato di entusiasmo per il poeta e il suo ambiente. Abbiamo ammirato alcuni ritratti appesi alle pareti, tra cui spiccava quello del poeta dipinto da un ignoto pittore e che è quello che ritroviamo nei libri di letteratura. Interessante è anche la scrivania di Monaldo Leopardi, il padre del poeta, intorno alla quale sono conservati alcuni documenti originali. Una curiosità svelata dalla guida è che Monaldo prese l’iniziativa, prima nei suoi figli, di far vaccinare i cittadini del paese contro il vaiolo; iniziativa che permise di debellare definitivamente questa malattia a Recanati. Notevole fu anche il suo amore per la cultura, essendo egli stesso scrittore e avendo acquistato moltissimi libri. A Casa Leopardi c’è un’atmosfera speciale e con un po’ di fantasia sembra di vedere ancora Giacomo che, seduto ad un piccolo tavolo vicino alla finestra per approfittare della luce solare, alterna lo sguardo dalle carte alla piazzetta circostante, dove Teresa Fattorini (la sua Silvia) è intenta ai lavori femminili. Questa visita ha contribuito ad arricchirci ed è un’esperienza formativa da vivere in prima persona. Mary Recanatesi III C Scuola Borsellino Falcone di Montefano

Per leggere la pagina clicca qui