Un vagabondo ritrova la strada

FERRARA In dicembre è uscito nelle sale cinematografiche il film su Pinocchio del regista Garrone. Curiosi di scoprire cosa l’opera avesse ancora dire, abbiamo ripreso in mano il testo “Le avventure di Pinocchio” e ci siamo accorti di come questo romanzo, scritto da Carlo Collodi e pubblicato a puntate nel 1881, sia giustamente considerato un classico: nonostante siano passati 139 anni, il suo messaggio è ancora attuale. Abbiamo letto diversi capitoli del libro, mentre per i rimanenti abbiamo visto delle scene tratte dal film interpretato da Roberto Benigni, poi abbiamo lavorato in gruppi per individuare quelli che per noi erano i temi principali e le scene che ci hanno maggiormente colpito, un gruppo poi ha anche illustrato un capitolo! La storia, nelle linee generali, la si conosce: è la storia di un pezzo di legno di cui Maestro Ciliegia voleva fare la gamba di tavolino, ma di cui poi Geppetto farà un meraviglioso burattino. Appena Geppetto ebbe completato di realizzarlo, Pinocchio si mise subito nei pasticci (“Birba di un figliuolo”, lo chiamò da subito il povero falegname). Il desiderio di Pinocchio nel tempo cambia: all’inizio la sua massima aspirazione è fare il vagabondo e non studiare né lavorare poi comincerà a voler diventare un ragazzino. Ma, in questo cammino, si farà spesso trascinare fuori strada da tipi poco raccomandabili, come il Gatto e la Volpe e Lucignolo. Tra i temi principali del romanzo emerge quello del rapporto padre-figlio e del desiderio di autonomia: Pinocchio vuole bene a Geppetto, ma fugge da lui, vuole diventare autonomo ma, in fondo, non sa come fare ad esserlo. Pinocchio ha una famiglia ed una casa, rappresentati da Geppetto e dalla Fata turchina: da questo “luogo sicuro” si allontana per poi farvi sempre ritorno. Altri aspetti emersi dalla lettura sono l’importanza dell’impegno e della responsabilità e il concetto di coscienza, simboleggiato dal Grillo-parlante: la coscienza è quella voce interiore che ci suggerisce cosa è bene e cosa è male. Un passo che ci ha colpito molto è quello in cui la Fata Turchina dice: “Dai ragazzi buoni di cuore, anche se sono un po’ monelli e avvezzati male, c’è sempre da sperare qualcosa”. La Fata riconosce la bontà del cuore di Pinocchio e lo perdona continuamente: il perdono è infatti il dono più grande, perché lo si riceve, anche se non lo si merita. La fatina in particolare si fida di Pinocchio: se noi ragazzi non avessimo la fiducia dei genitori, saremmo sommersi dalle nostre paure! Tra le nostre scene preferite c’è quella in cui Geppetto, fidandosi del figlio, riesce ad uscire dalla pancia del pesce-cane: qui i ruoli si invertono, è il figlio a dare il coraggio e la forza al padre (e anche al cinico Tonno); altro momento significativo è quello in cui il burattino diventa un ragazzo vero, un ragazzo perbene, un ragazzo, cioè, che inizia ad agire per-il- bene, dimostrando di sapersi sacrificare per la Fata e per il padre. Non mancano poi delle scene esilaranti, come quella della comparsa dei conigli becchini nella casa della Fata o quella in cui Pinocchio e Lucignolo diventano degli asini nel Paese dei Balocchi. Classe 1ª H “T. Bonati”

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