Tecnologia, una risorsa da saper gestire

L’uso della tecnologia informatica/digitale è da anni al centro di numerose, quotidiane discussioni. Due gruppi si scontrano: i favorevoli e i contrari. I primi affermano che grazie ad Internet si può cercare qualsiasi informazione, ottenere migliaia di risultati in pochi secondi. I contrari, invece, sostengono che la vita fosse migliore in passato, quando per realizzare una ricerca si dovevano sfogliare i libri e i dialoghi avvenivano in modo diretto tra le persona e non dietro uno schermo. Costoro aggiungono che l’uso del digitale ha effetti negativi sulla salute, sull’apprendimento e sull’aggressività. I favorevoie, invece, sono convinti che non esista una vera causa-effetto tra patologie e aggressività e che l’apprendimento ne ha beneficiato. A chi dare ragione? Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato 200 alunni della nostra scuola. Risultato? Il 69% degli intervistati considera i videogiochi pericolosi o dannosi (causano isolamento, perdita di concentrazione e dipendenza), ma i rimanenti li ritengono in grado di stimolare il cervello. L’analisi delle risposte ha inoltre verificato che per il 69% dei ragazzi i social media sono fonte di isolamento e depressione; ma allo stesso tempo sono in grado anche di offrire una rete di sicurezza (16%), la possibilità di esprimersi liberamente (32%) e di elaborare informazioni di ogni tipo (20%). Lo studio “The association between adolescent well-being and digital technology use” condotto dal prof. Andrew Przybylski e Amy Orben dell’Università di Oxford tra il 2009 e il 2017 intervistando circa 350mila adolescenti, e pubblicato su Nature Human Behaviour ha stabilito (utilizzando il sistema Specification Curve Analysis) che nessuna delle due tesi prevale sull’altra, in particolare per quanto riguarda il fattore depressione. Lo studio infatti riporta che i social media sono fonte di depressione, ma possono anche offrire una rete di sicurezza; i videogiochi distraggono e possono diventare dannosi, ma anche stimolare il cervello, arricchire il vocabolario e aiutare a gestire ansia e traumi. Lo stesso studio spiega che i ragazzi di oggi sono sì isolati dentro i loro gruppi di WhatsApp e chini sugli smartphone, ma anche interconnessi e in grado di elaborare informazioni di ogni tipo. Anche il mito che i giovani italiani siano tutti dipendenti dagli smartphone è stato sfatato dal sondaggio condotto da Uniplaces, condotto intervistando circa 1500 ragazzi provenienti da tutta Europa. L’analisi ha permesso di concludere che i giovani “dello stivale” utilizzano lo smartphone in minor quantità rispetto ai ragazzi degli altri paesi, che il 53% dei giovani italiani ha dichiarato di poter stare senza telefono per può resistere anche più di un giorno. Solo il 23% ha ammesso di non poter vivere senza il cellulare. Risultati simili sono emersi dalla rielaborazione dei dati del nostro questionario. Il 56% sarebbe disposto a spegnere per un giorno intero il cellulare anche senza la possibilità di accedere ad altri device; inoltre il 54% degli studenti, pur ritenendo il cellulare utile e in grado di migliorare la loro vita, ha affermato che all’uscita della scuola pensa al pranzo e a incontrare gli amici e meno del 4% controlla le chat. Ben il 60% degli studenti, se venissero loro regalati dei soldi, li spenderebbe per viaggiare, per una festa, per l’Università o per fare un regalo a una persona cara e solo il 7% comprerebbe uno smartphone. Noi siamo convinti che la tecnologia giochi un ruolo fondamentale nella vita dei giovani e, come tale, deve essere compresa in tutte le sue forme, solo così riusciremo ad utilizzarla in modo corretto e responsabile. Genitori e professori sono, nella vita di ogni ragazzo, delle guide, e quindi possono essere d’aiuto per farci comprendere il vero significato di un utilizzo corretto e proficuo di tutto ciò che è digitale. Carlo Alberto Fraulini, Alessandro Masi, Riccardo Zamboni

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