L’impronta giusta: non sprechiamo l’acqua

L’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 adottata dall’Onu ha lo scopo di garantire a tutti la disponibilità di acqua potabile e di infrastrutture igienico-sanitarie. Accanto a Paesi nei quali l’accesso all’acqua potabile è ancora un privilegio, ce ne sono altri in cui si consumano enormi quantità di acqua, anche inconsapevolmente. Spesso pensiamo, infatti, che l’acqua che consumiamo sia solo quella che beviamo o che usiamo per lavarci e non teniamo conto dell’acqua che si consuma indirettamente, definita “acqua virtuale”. Con acqua virtuale si intende la quantità di acqua necessaria per produrre cibi, beni di consumo e servizi di cui ogni giorno usufruiamo. Nel caso della carne, ad esempio, l’acqua virtuale corrisponde al quantitativo totale dell’acqua bevuta durante la vita dell’animale, ma anche a quella necessaria per produrre i concimi, pulire i rifiuti e per la lavorazione del prodotto finito. Occorrono 15 mila litri di acqua dolce per produrre per un kg di carne, 196 litri per un solo uovo di gallina. Queste centinaia di litri di acqua utilizzata vanno a costituire la nostra impronta idrica, un indicatore che misura l’impatto ambientale sulle risorse idrogeologiche che il nostro stile di vita comporta. Ognuno di noi consuma, quindi, molta più acqua di quanta ne vede effettivamente scorrere, tuttavia la maggior parte di essa non è percepita. L’abitante medio del pianeta consuma 1.240 metri cubi l’anno di acqua. In Italia consumiamo mediamente circa 6.400 litri di acqua a testa ogni giorno, sia per gli scopi domestici sia per produrre ciò che mangiamo e indossiamo: cifre che collocano la nostra “impronta idrica” individuale al quarto posto nel mondo e al primo posto a livello europeo. Questi numeri sono molto allarmanti e sottolineano la necessità – anche da parte di noi ragazzi – di adottare comportamenti quotidiani più responsabili e consapevoli. Perché l’acqua è un bene prezioso e dobbiamo imparare a non sprecarla! Giada, Martina, Stefania, Perla, classe III B

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