Una corsa insieme poi il mondo è cambiato

Covid – 19, la luce in fondo al tunnel Il 23 febbraio ho partecipato, insieme alla mia mamma, alla corsa ’Modena Run 4 Rare’. Allora non ci preoccupavamo del distanziamento. C’era molta gente: chiacchieravamo, camminavamo uno a fianco all’altro senza il timore di toccarci e senza pensare a quello che, il giorno dopo, tutti noi avremmo appreso dal telegiornale. Improvvisamente comincia un periodo di isolamento che all’inizio non era stato imposto da alcuna legge; dal 9 marzo, invece, non si può più uscire di casa, se non per necessità o lavoro: siamo in emergenza Covid. Appesi ai balconi e alle finestre delle case, sventolano bandiere tricolore e striscioni di buon auspicio, che fanno tanta compagnia a guardarli. La sera si è soliti guardare il telegiornale e il discorso del capo della Protezione civile che risponde alle domande dei giornalisti, ma non sempre infonde certezze sui dubbi che tutti abbiamo e che ci accompagneranno per molto tempo. Medici e infermieri lavorano giorno e notte per assistere i malati, per cercare cure o medicinali che possano, perlomeno, attenuare la gravità della situazione; anche se per questo ci vuole tempo. Quel tempo che vorremmo fosse più breve e che speriamo porti più tranquillità, meno timori e angosce. Questa situazione spinge la maggior parte delle persone a fare scorta di ogni genere alimentare e non solo. Il lievito di birra è ormai merce rara e diventa prassi farsi il pane in casa. Purtroppo, anche guanti e mascherine sono introvabili, non solo per le persone comuni, ma anche per medici e infermieri, come anche i gel disinfettanti e l’alcool. Grazie alla generosità di molte persone e alla capacità di alcune aziende di trasformare la propria produzione, i profumi diventano alcool e i capi griffati mascherine. Anche i motori della nostra Ferrari si trasformano in respiratori. Pure io, nel mio piccolo, mi sono adeguata alle novità scolastiche: la DAD (Didattica A Distanza). Come nelle lezioni in presenza, non sono mai mancati sorrisi e chiacchiere; mi sono sempre sentita parte di una comunità. Ma questo non vuol dire che sia come essere fisicamente a scuola. A settembre mi auguro che tutto torni come prima. Cosa mi lascia questa esperienza? Alla fine, ho capito che tutto il nostro impegno e aiuto è servito a tanto: a salvare delle vite, ad aiutare i medici, a rendere orgogliosa l’Italia. Adesso, che stiamo ancora camminando in questo tunnel, sappiamo quale strada seguire. La luce la stiamo vedendo ed è vicina. Greta Cadonici, III C

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