«Non vediamo l’ora di tornare in classe»

Non abbiamo dato molto peso alla notizia di quando a gennaio abbiamo saputo della diffusione di un nuovo virus che stava mietendo vittime e stava obbligando milioni di persone alla reclusione, forse perché eravamo troppo presi dalla nostra solita vita. Epidemie e pestilenze pensavamo fossero solo nei libri di storia, lontane da noi, dalla sicurezza della nostra modernità. In realtà le cose da un giorno all’altro sono cambiate rapidamente e così anche la nostra vita. Non immaginavamo uno scenario del genere in cui le incertezze dominassero qualunque cosa. Siamo stati tormentati da notizie terrificanti sul numero di decessi e di contagi, su ospedali che non riuscivano a contenere i malati, sulla caduta della nostra economia attraverso dati costantemente in aggiornamento. Noi con i nostri amici in questo momento di confusione e disorientamento abbiamo cercato un po’ di normalità, abbiamo cercato di affrontare la giornata dandoci degli orari con degli appuntamenti a distanza e così ogni giorno ci siamo inventati la nostra giornata. Non potersi incontrare ma poterci sentire, poter condividere, seppur virtualmente, questo momento ci ha aiutato a sentirci meno soli. Nel frattempo le giornate si sono susseguite una dietro l’altra. Tutto è trascorso quasi senza che ce ne accorgessimo e anche la primavera è arrivata senza trovarci pronti ad accogliere i suoi colori e i suoi profumi. La nostra nuova quotidianità ha dovuto seguire l’imperativo della parola «a distanza». Tutto è diventato a distanza, anche la scuola, e il primo collegamento in videolezione è stato un po’ come un nuovo «primo giorno» di scuola, con la stessa emozione, ma con la paura che nulla sarebbe stato uguale. Sebbene questo ci abbia aiutato a mantenere i contatti con i compagni e con i professori, a mantenere in allenamento lo studio e a proseguire con il programma scolastico, è cresciuta in noi la malinconia e la voglia di tornare in classe. Spesso noi guardiamo la scuola come un’esperienza faticosa, lontana dalle nostre passioni, che qualche volta eviteremmo volentieri, ma mai come in questo periodo ne abbiamo sentito la mancanza. Ci sono mancati quegli sguardi, quei sorrisi di incoraggiamento, quegli abbracci che nessun software può sostituire. Ciò che abbiamo desiderato e che ancora desideriamo è poter ristabilire un contatto vero con gli amici ed i nostri cari, poter ricominciare a coltivare le nostre passioni e a svolgere le attività che prima riempivano le giornate. Tornare alla normalità, ci dicono, non sarà certo facile, soprattutto perché ci vorrà molto e bisognerà contare sulla responsabilità di tutti noi e sul rispetto delle regole che la scienza ci sta indicando. Certamente questa esperienza ci ha fatto riflettere sull’incertezza di ciò che spesso diamo per scontato. Noi pensiamo sempre di tenere tutto sotto controllo, spesso scappiamo dalle difficoltà e ora invece abbiamo dovuto scoprire la nostra fragilità, l’insicurezza di ciò che può accadere. Sentirsi impotenti di fronte ad eventi così drammatici ci ha fatto sicuramente scoprire e riflettere sul fatto che purtroppo ci sono cose più grandi di noi, ma che anche in questo possiamo fare la nostra parte. Emanuele Mandolesi e Lorenzo Nacciariti

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