Shko, dall’Iraq per costruirsi una nuova vita

In questi anni abbiamo ascoltato varie storie di vita che ci hanno raccontato alcuni genitori dei nostri compagni e delle nostre compagne di classe. Queste storie sono state dolorose, significative e interessanti per noi che ascoltavamo. Abbiamo capito che non tutte le persone sono state fortunate perché vivevano in mezzo alle guerre, per questo motivo le persone sono scappate non avendo altra scelta e possibilità. Dai racconti abbiamo saputo che le migrazioni avvengono navigando via mare con gommoni piccoli e vecchi; a volte si viaggia anche a piedi tra le montagne. Tanti sono andati via dal loro Paese per migliorare le condizioni di vita, anche a causa della mancanza di cure e di cibo. Per molti il viaggio non si è concluso perché i mezzi di trasporto sono andati in avaria. Quando il viaggio invece si è concluso è stato l’inizio di una nuova vita spesso complicata. Per continuare il percorso è stato necessario avere i documenti, fare il riconoscimento andando in questura e nelle ambasciate dei Paesi di origine che in genere si trovano a Roma. Inoltre, per poter star bene nel luogo che accoglie è importante imparare la lingua, successivamente è necessario cercare lavoro per ricostruirsi un futuro, magari per ricongiungersi con i familiari o farsi una famiglia ma anche creare dei legami con la comunità in cui si vive. Tra le diverse storie raccontate, ci ha colpito una in particolare: il racconto del padre di Zuleika, una nostra compagna. Il viaggio di suo padre inizia in Iraq nella città di Sulaymaniyah. Il suo nome è Shko e ci ha raccontato come è riuscito a fuggire dal suo Paese. Il viaggio è iniziato attraversando montagne e colline a piedi con un gruppo di ragazzi, alla fine degli anni novanta. Il loro cibo erano le foglie, era estate e raccoglievano anche bacche di qualche cespuglio. Durante il cammino arriva in Turchia dove con i suoi compagni si ferma qualche giorno. Ripreso il viaggio riiniziano a camminare per una settimana, arrivando in Grecia. Shko e alcuni suoi compagni si fermano in Grecia per due anni mentre gli altri proseguono il viaggio. Là trova lavoro ma passati i due anni si rimette in cammino per arrivare in Italia, attraversando il mare. Decide quindi di salire su un traghetto diretto verso l’ Italia, dove si nasconde dentro un furgone senza sapere dove era diretto esattamente. Il viaggio è durato circa una settimana senza cibo, acqua e spazio. Quando arriva in Italia sbarca ad Ancona dove viene scoperto dall’autista del furgone che chiama la polizia e successivamente viene chiamata anche la Croce Rossa per dargli un aiuto. Tra i volontari della Croce Rossa c’era la futura mamma di Zuleika. I volontari hanno accolto Shko dandogli anche una sistemazione. Dopo un po’ di tempo ha iniziato a frequentare un corso di lingua Italiana e intanto lavorava anche in un ristorante per guadagnare qualche soldo. Nel frattempo la Croce Rossa continuava ad aiutarlo fino a che non ha iniziato a frequentare la sua futura moglie che sarebbe diventata la mamma di Zuleika. Il viaggio per Shko ci ha fatto capire che è stato un faro di speranza perché lo ha guidato in nuove esperienze, in nuovi rapporti e conoscenze. Classe 5^ B scuola primaria ’Garibaldi’ di Ravenna Insegnanti: Caterina Pinna, Gianna De Spirito e Anna Della Torre

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