Liliana Manfredi, la donna che nacque 2 volte

Il valore della testimonianza. L’ultima notte della Bettola per Liliana Manfredi, sopravvissuta all’eccidio nazista: «Sono nata due volte». Furono 32 i civili uccisi nella notte tra il 23 e il 24 giugno 1944 durante l’eccidio della Bettola. Quella sera, in risposta a un agguato in cui persero la vita alcuni soldati tedeschi, la rappresaglia nazista scattò con un attacco violentissimo che non risparmiò donne e bambini. Una tra i pochissimi sopravvissuti, Liliana Manfredi, ha raccontato nel libro «Il nazista e la bambina» la sua tragica esperienza, e oggi, a quasi 76 anni di distanza, ha sempre portato la sua testimonianza nelle scuole, parlando agli studenti e raccontando dalla sua viva voce l’orrore della guerra. «Sono nata due volte, – racconta Liliana – la prima a casa di mia nonna, il 29 aprile 1933, la seconda in un campo di erba alta, in una notte di estate, il 24 giugno 1944, quando un soldato tedesco delle truppe che avevano sparato a me e a tutta la mia famiglia la sera prima, mi preservò da morte certa portandomi sul ciglio della strada». Colpiscono molto le sue parole mentre narra l’atroce attacco subito dagli abitanti della piccola frazione in provincia di Reggio Emilia, in cui il comando tedesco sterminò barbaramente tanti civili innocenti. La piccola Liliana perse in quella strage i suoi genitori e i suoi nonni. Lei si salvò per miracolo: infatti quella notte riuscì a nascondersi vicino al fiume Crostolo, nonostante avesse tre pallottole in corpo e una gamba fratturata per il salto dalla finestra. All’alba un soldato tedesco la trovò nel suo nascondiglio e, invece di ucciderla, la raccolse e la portò vicino alla strada, dove poi qualcuno la trovò. Questa donna, oggi ottantaseienne, riporta la sua storia con coraggio e determinazione raccontandola agli studenti delle scuole. Le sue parole non trasudano odio o vendetta per i suoi aguzzini, bensì esprimono orrore per la guerra che trasforma gli uomini in mostri e che riempie la vita di violenza e di dolore. Liliana quella notte si è salvata, ha perso i suoi cari, uccisi davanti ai suoi occhi, la casa è stata data alle fiamme mentre lei miracolosamente riusciva a sfuggire alla morte. È cresciuta con suo zio, è riuscita ad avere lei stessa una sua famiglia, con figli e nipoti. Ma cosa deve essere crescere con quel ricordo negli occhi e nel cuore? Quante storie atroci come questa sono nate dall’orrore della guerra? Il racconto di queste esperienze agli studenti deve essere un monito, perché tali brutalità non accadano mai più. Perché gli uomini non tornino a cadere in un abisso così profondo di cattiveria, di odio e di violenza come durante la seconda guerra mondiale. Matilde Nocco III C

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