«La vita di privazioni delle nostre nonne»

Questa è la storia di una delle nostre nonne, che ha vissuto nel dopoguerra e che ci ha voluto raccontare come trascorreva le sue giornate. Come ti chiami? «Mi chiamo Anna A». Hai 79 anni, hai quindi vissuto la tua infanzia nel dopoguerra. Quel periodo noi lo abbiamo studiato a scuola, ma una testimonianza di che cosa facevano i ragazzini della nostra età non la abbiamo. Ci vorresti raccontare tu qualcosa? «Certo, voi siete molto fortunati oggi, avete tante cose da fare, siete sempre impegnati. Quando ero piccola io, invece, per svagarmi, ogni tanto andavo alla Certosa con la nonna. La Certosa ha delle belle tombe e noi le andavamo a vedere. Leggendo le iscrizioni, mi rendevo conto di come le persone, un tempo, purtroppo morissero facilmente: una ragazza era morta perché si era tolta un dente infetto, un’altra perché era caduta in un crepaccio. Mia nonna aveva la foto sulla sua tomba anche se non era morta e la teneva appiccicata alla lapide con dei cerotti. Quando le chiedevo: ‘Ma scusa, non sei ancora morta, perché c’è la tua foto?’, ‘Perché mi piace, è una bella foto’, mi rispondeva lei. Oppure mi ricordo che quando arrivavamo in fondo ai viali c’era una baracchina dei gelati, non si poteva pestare l’erba, guai se lo facevi. Adesso invece hanno asfaltato tutto e quindi queste baracchine non ci sono più». Ti ricordi che cosa mangiavi quando eri piccola? «Mangiavo quello che trovavo nel piatto senza tanti complimenti, poco per la verità, nonostante mamma e papà cercassero disperatamente di non farci mancare il necessario. Sai cosa disse uno che non voleva vendere il latte a mio fratello Piero? ‘Perché a noi il latte serve per svezzare i vitelli’. Secondo lui, noi del latte non avevamo più bisogno». Ti ricordi qualche gioco in particolare? «Quando ero piccola non c’erano tanti giochi. Ricordo che, per la Befana mi regalarono una bambola che parlava e diceva ‘mamma’. Io rimasi senza fiato: forse fu l’unico giocattolo che ricevetti». Con la classe, qualche tempo fa, siamo andati alla stazione di Bologna dove ci hanno parlato della strage del 2 agosto. Ti ricordi qualcosa a riguardo? «Sì, me lo ricordo perché dovevamo partire per la Grecia, io e mia figlia. Volevo andare da Fini per comprare un costume, ma ho visto degli autobus pieni di morti. Ricordo ancora il caos e le facce terrorizzate delle persone, sembravano tutti impazziti. Mia figlia era piccola, aveva paura e così siamo tornate a casa senza capire cosa stesse succedendo». Classe 3A: Aliprandi Giada, Bartolini Lorenzo, Bruno Alice, Forlizzi Rebecca, Gandolfi Francesco, Gavella Federico, Grasso Rebecca, Iusco Maria Matilde, Malferrari Marco, Montanari Andrea, Para Daniele, Prezzi Jan, Prunestì Sofia, Sabbiuni Chiara, Sandrolini Cortesi Federica, Toure Mohamed Saliou. Professoressa Laura Memè.

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