Imparare il valore del cibo: vietato sprecare

Il 5 febbraio è stata la 7ª Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare, un’occasione di riflessione per sensibilizzare le persone ad un consumo più consapevole e sostenibile. In classe abbiamo approfondito l’argomento attraverso la lettura del quotidiano e i siti della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, e di Spreco Zero. Per spreco alimentare s’intende quella parte di cibo acquistata e non consumata che finisce nella spazzatura, tuttavia ci sono falle durante tutta la catena agroalimentare dovute ad altre motivazioni. Secondo uno studio condotto dalla Fao, ogni anno nel mondo vengono sprecati 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, di cui l’80% ancora consumabile. Di questi, 222 milioni vengono sprecati nei paesi industrializzati e basterebbero a sfamare tutta la popolazione dell’Africa Subsahariana. Tutto ciò è inaccettabile, soprattutto se si considera che nel mondo milioni di persone soffrono la fame e che tutto il cibo sprecato basterebbe a sfamarne circa 2 miliardi. Ma quanto sprechiamo in Europa? Ogni cittadino spreca in media 180 kg di cibo pro capite all’anno. Il triste primato va all’Olanda, con 579 kg, mentre il paese che spreca meno è la Grecia con 44 kg. In Italia lo spreco è di circa 149 kg e si è molto ridotto, circa del 57%, in seguito alla crisi economica, ma bisogna impegnarsi ancora di più poiché ogni famiglia italiana sciupa ancora 450 euro l’anno! Siamo però sulla buona strada: secondo l’osservatorio Waste Watcher per la prima volta in 10 anni in Italia lo spreco alimentare domestico è calato del 25%. «Un miliardo e mezzo di cibo sprecato in meno, ma non basta – dice ai microfoni di Rai 3 Andrea Segré, ideatore della Giornata nazionale di prevenzione allo spreco alimentare – se è vero che ammonta ancora a 5 euro a famiglia, quindi 6 miliardi e mezzo, solo lo spreco domestico».

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