Studenti in rivolta per la democrazia

A partire dallo scorso giugno, ad Hong Kong si sono verificati per mesi atti di protesta verso la Cina, soprattutto da parte degli studenti e di giovani. Secondo gli accordi previsti nel 1997, quando Hong Kong è passata da protettorato britannico alla Cina, l’autonomia della ex città-stato era stata garantita per 50 anni. Dopo questo periodo di transizione, che terminerà nel 2047, la città perderà l’indipendenza locale e si annetterà, in tutto e per tutto, allo Stato Cinese. I giovani di Hong Kong, a partire dal dibattito di un tema specifico che riguarda la differenza del sistema giuridico della ex colonia britannica rispetto a quello della Cina, hanno iniziato a manifestare in strada per timore di perdere l’autonomia, ma soprattutto un governo democratico. Le proteste sono diventate sempre più importanti, fino a bloccare letteralmente la città, le università, l’aeroporto, tanto che la Cina ha minacciando di attaccare con l’esercito la città. Questa minaccia ci coinvolgerebbe molto, poiché tutte le potenze europee sarebbero quasi costrette a schierarsi apertamente con uno dei due fronti. Protestare contro l’immensa e potente nazione oppure «sacrificare» Hong Kong per supportare la causa della Cina? Questo è il quesito principale. La sconfitta in questo scontro da parte della città comporterebbe degli svantaggi per lo stato cinese: ad esempio, le multinazionali che ora hanno sede ad Hong Kong per via delle facilitazioni fiscali si potrebbero spostare a Singapore (rivale principale di Hong Kong); di conseguenza, Hong Kong perderebbe la sua importanza economica, finanziaria e commerciale, cosa che neanche la Cina desidera. E’ difficile pensare a un passaggio netto della città al sistema comunista cinese, che – anche se aperto all’Occidente – rimane molto meno democratico: basti pensare che Google o Whatsapp in Cina non sono permessi. Probabilmente la scelta migliore da compiere sarebbe che la Cina proroghi la scadenza del 2047. Queste proteste, che hanno sconvolto la città per mesi, si sono interrotte a dicembre 2019 a causa dello scoppio dell’epidemia Coronavirus. L’emergenza sanitaria, come una nuova peste, ha travolto il colosso cinese e quello che era di vitale importanza ora deve sottostare allo stato di crisi. Chissà se lottare contro un nemico comune, il virus, porterà le due fazioni ad avvicinarsi per trovare un punto di accordo per le future decisioni. Allegra Di Matteo IIIA

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