Tra le dolorose pagine della storia

Montalvello è la frazione di Apiro dove il 29 giugno del 1944 i tedeschi uccisero a colpi di mitra sei uomini e ne rinchiusero altri quattro in una falegnameria poi data alle fiamme che però riuscirono a salvarsi. Oggi quei fatti sono ricordati come l’Eccidio di Montalvello e un monumento, lungo la strada che porta a Cupramontana, onora la memoria delle sei vittime. Noi della Scuola secondaria di Primo grado “Coldigioco” siamo andati in quel luogo per rivivere con alcuni testimoni diretti questa drammatica pagina di storia. Abbiamo incontrato e intervistato Dino Tarabello e la moglie Antonia (che all’epoca aveva appena un anno e mezzo); Gino Romagnoli, che allora aveva 18 anni, e la sorella Antonia Romagnoli (che ne aveva 8), nonché Alfredo Romagnoli. «Da alcuni giorni si vedevano in giro parecchi tedeschi – ci ha detto Dino Tarabello, scampato alla strage perché molto piccolo – e anche quella mattina passarono più volte: cercavano uomini per vendicare un sabotaggio alla linea telefonica compiuto da alcuni partigiani. Giunti alle nostre case, presero Giovanni, Giuseppe, Amedeo e Pasquale Romagnoli, Luigi Trovarelli e Gino Maggi e, sparando con la mitragliatrice dall’autoblinda, li uccisero. Poi, chiusero all’interno di un laboratorio, in cui si costruivano birocci, Francesco Trovarelli, Pacifico e Giuseppe Tarabello, Giuseppe Leali; quindi, dopo aver sbarrato la porta dall’esterno, appiccarono il fuoco e se ne andarono. Per fortuna riuscirono a fuggire da una piccola finestra e a rifugiarsi sul monte». Montalvello venne bruciato, donne e bambini andarono altrove e quei corpi rimasero lì per giorni. «Ne passarono almeno tre – ricorda Antonia Romagnoli – prima che fossero sepolti sul margine della strada dove era avvenuto il terribile eccidio. Sei mesi più tardi, i familiari poterono dare degna sepoltura ai loro cari nel cimitero di Apiro, dove ancora oggi riposano». Siamo saliti anche più in alto per vedere dove si erano nascosti i sopravvissuti e dove era accampato il gruppo di quei partigiani che agivano da soli sul territorio scendendo spesso in paese per il cibo. I fatti da noi ricostruiti e i luoghi da noi ripercorsi sono diventati anche il “soggetto” della rappresentazione teatrale che stiamo preparando assieme all’esperta di teatro Fiorenza Montanari e che, dal titolo “Montalvello”, metteremo in scena il 17 e il 18 aprile (ore 21) al teatro “Enrico Mestica” di Apiro nel 75° anniversario dell’eccidio. Lo scopo è di “ricordare per non ripetere”, perché la storia ci deve insegnare questo: tramandare per non dimenticare e non cadere negli stessi errori del passato. Come dice la canzone di Edoardo Bennato “A cosa serve la guerra”, scelta come colonna sonora dello spettacolo, “la guerra serve solo a vincere la gara dell’inutilità”. Quindi, non porta nulla di buono, non risolve le questioni, ma crea solo distruzione, sofferenze, vittime innocenti come quelle di Montalvello. Amèlie Aquilanti, Robert Bassani, Simranjit Kaur, Tommaso Lambertucci, Mor Mboup, Flobert Redzposki, Andrea Singh (1ª A); Greta Santamarianova, Gaia Di Dominicis, Marika Palmioli, Tommaso Ciattaglia, Mattia Santori, Mattia Lacché (2ª A)

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