L’uomo che distrugge il pianeta

Lo scorso dicembre alcune classi dell’Istituto comprensivo Fermi si sono recate al cinema Tiberio per la visione del docufilm «Antropocene – l’epoca umana». Il titolo si riferisce all’epoca geologica attuale, caratterizzata dall’attività dell’uomo principale causa della distruzione del Pianeta. Le immagini del film sono straordinarie e così travolgenti che per qualche istante abbiamo dimenticato quanto fossero tragiche. Tra le tante immagini toccanti ci ha colpito in particolare quella proveniente dal Kenya che mostra cataste di zanne, sottratte ai bracconieri e destinate al mercato, pronte per essere bruciate. Diecimila gli elefanti uccisi, animali considerati solo per il loro valore economico. Il viaggio intrapreso dagli autori ci racconta come l’azione dell’uomo stia visibilmente distruggendo l’ambiente e propone una lunga carrellata di tutti i continenti, come la cittadina tedesca di Immerath, sede di una gigantesca miniera di carbone a cielo aperto e ampliata a più riprese a discapito di case e una chiesa, a difesa della quale i cittadini hanno formato inutilmente una catena umana. Nel deserto di Atacama in Cile invece si estrae il litio prezioso per i farmaci e per le batterie di auto o cellulari, qui le alte temperature provocano un’intensa evaporazione che inquina l’aria irrimediabilmente. In Nigeria donne e bambini lavorano il legname, ricavato dal disboscamento delle foreste, privi di qualsiasi protezione o dotazione di sicurezza, rischiando ogni giorno incidenti mortali. L’uso dei combustibili fossili unito alla deforestazione aumenta i gas serra nell’atmosfera favorendo il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai, causando l’innalzamento dei mari, progressive carenze di risorse idriche e l’aumento di incendi e siccità. Questo film fa riflettere su come la Terra sia la casa di tutti e ognuno di noi se ne deve prendere cura. Se l’urbanizzazione continuerà a crescere i nostri figli non godranno delle bellezze della natura, non giocheranno nei parchi e assoceranno la parola città a fumo, grigio e monotonia. Questo racconto emozionante testimonia e ci rende consapevoli della drammaticità di ciò che sta accadendo, evidenziando che lo sfruttamento intensivo è catastrofico e mostrando la necessità di un’imposizione della volontà della comunità internazionale per evitare serie conseguenze. Per capire e cambiare le cose bisogna dialogare e incominciare a guardare il mondo con occhi diversi. Se in tanti iniziamo a muoverci nella giusta direzione anche con semplici gesti, possiamo aiutare il Pianeta, perché il solo pensiero che l’uomo possa o debba adattarsi a vivere in tutto questo è inaccettabile. Cecilia Tonni III A Martina Bianchi III B

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