Pasqualotti, allegria porta a porta

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Dalla notte dei tempi nel paese di Sant’Agata Feltria, nell’entroterra romagnolo, durante l’Epifania, vive l’antica tradizione della Pasquella. In Romagna questa usanza risale all’epoca celtica, prima del Cristianesimo. Era legata al mondo della superstizione. Oggi è un tributo alla musica. È un coro (di ogni età) quello dei Pasqualotti che entra nelle case del paese per augurare un sereno anno nuovo e strappare un sorriso. C’è un modo di dire: «Trista c’la chesa dove un po’ pase’ i pasqualot» (triste quella casa dove non possono passare i pasqualotti, ndr). I più anziani del paese ci raccontano di come in passato i Pasqualotti venivano ricompensati con bestiame, uova e vino. Oggi ricevono offerte in denaro per la beneficienza. I Pasqualotti della frazione Palazzo, in particolare, seguono l’usanza di donare le offerte raccolte alle anime del Purgatorio. A tal proposito, nel 1976 Bianchen, pasqualotto di Rivolpaio, ha composto l’inedita “Pasquella dei morti”, “per gettare manciate d’allegria nell’oscuro regno del pianto”. La Pasquella diventa un’occasione per raggiungere gli anziani che spesso vivono nelle zone più remote del comune. Questi attendono con ansia l’arrivo del coro. È nelle loro case che gli stornelli, alcuni legati alla tradizione romagnola, altri tutti santagatesi, danno loro la forza di appoggiarsi al bastone e ballare. Una di queste ballate è la “Serenata di S. Agata Feltria”: il più romantico del gruppo, inginocchiandosi e togliendosi il cappello (proprio quello del Passatore, famoso brigante della Romagna) chiede la mano della giovane di casa, tra quartini e risate a non finire. Dopo tre giorni di festa, il 6 gennaio, i Pasqualotti e la Befana si uniscono ai colleghi di Palazzo. In piazza c’è una tavolata piena di cibo, donato dai Pasqualotti e allestita da cittadini volontari. Non è cibo qualsiasi: è quello che preparavano le nonne, con le loro ricette. L’ingrediente principale è il tempo. È un tempo da cui troppo spesso stiamo lontani. È il tempo dell’attesa e della convivialità. Attorno alla tavolata c’è l’intera comunità. Il Paese si abbraccia. Per noi è un momento per rivedere gli amici dopo le vacanze natalizie e, indipendentemente dal numero, fare quattro tiri a pallone. Si respira allegria genuina, semplice e armoniosa, come tutte le cose del passato. Ringraziamo chi ci ha dedicato tempo parlandoci dei Pasqualotti: il sindaco Guglielmino Cerbara, Pierluigi, i signori al bar (Claudio e Marco), Annalisa, il barbiere Marco, Gilberto, Diego, Lillo e a tutti coloro che portano avanti questa splendida tradizione. Lara Cerbara, Aiman Ghulam, Denise Giorgi, Eleonore Guidi, Emma Marchini, Michael Mordini, Reda Rahnaoui, Anna Sarti e Martino Sartini Classe I C