Una giornata per ricordare la grande tragedia

«E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava una volta per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiam vittoria troppo presto; il grembo da cui nacque è ancor fecondo». Queste parole di Bertolt Brecht, il grande drammaturgo e regista tedesco, che hanno accolto, il ventitre gennaio scorso, le classi terze della scuola secondaria di primo grado di Poviglio e Brescello, insieme ai rispettivi sindaci e ad alcuni esponenti dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani), all’interno del Museo Monumento al Deportato Politico e Razziale di Carpi. «Appena si entra si respira un’aria più tetra» osservano gli alunni, che dal cortile soleggiato – dove spiccano sedici stele con i nomi dei principali campi di concentramento e sterminio – si addentrano nelle stanze, volutamente in ombra e dalle pareti grigie. Volutamente, perché testimoniano una delle pagine più buie della storia dell’umanità. Le sale, apparentemente tutte uguali, hanno al centro alcune teche con oggetti, foto, disegni. Un liuto, alcune divise di prigionieri, posate per cibarsi della scarsa razione giornaliera. Sulle pareti, graffiti di artisti famosi – spiccano, tra gli altri, i nomi di Picasso e Guttuso – e frasi estrapolate dai diari dei deportati. Una ragazza scrive alla madre che sua sorella era stata fucilata, mentre lei si era salvata per miracolo. «Stavo per piangere quando l’ho letta». «Mi è venuta la pelle d’oca». Queste le reazioni degli alunni leggendo tali parole. Passando da una sala all’altra, ci si rende sempre più conto di quanto grande è stata la sofferenza patita dai prigionieri. Immagini di uomini e donne impiccati, barbaramente uccisi e bruciati. I ragazzi, in religioso silenzio, ne rimangono sconvolti. E poi il grande inganno: fotografie di bambini sorridenti ed apparentemente felici per tranquillizzare l’opinione pubblica internazionale sulle condizioni dei detenuti nei lager. Ma è tutta una montatura voluta da Hitler. Si arriva all’ultima stanza, piena di colonne e ricoperta in ogni sua parte da 14.314 nomi di persone uccise durante la seconda guerra mondiale. Tra gli altri, spiccano quelli di Anna Frank e dei 67 martiri di Fossoli. Si prosegue con la visita al Campo di Concentramento e Transito di Fossoli. Gli alunni rimangono molto colpiti dai resti delle baracche, pensando che proprio lì, al freddo e in condizioni disumane, hanno vissuto un gran numero di prigionieri, deportati in seguito nei campi di sterminio. Dopo una mattinata intensa e piena di emozioni, si riparte con la consapevolezza che un tale orrore non deve più ripetersi. Classi III A e III B

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