L’impegno per uno sviluppo sostenibile

Il mondo sta facendo qualcosa per arginare e abbattere i problemi di cui tanto si parla? Sarebbe importante e fondamentale anche solo un piccolo passo per salvare l’umanità e tutto il suo patrimonio accumulato in anni di scoperte scientifiche e di lotte sociali. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ci sta provando a fare questo: è un insieme di linee guida e di azioni, firmato nel settembre 2015 dai governi di 193 paesi membri dell’Onu. Appare come un punto di riferimento per riorientare l’umanità verso uno sviluppo sostenibile, attraverso 17 obiettivi che riguardano in varie forme la povertà e la fame, la sanità, l’istruzione, l’uguaglianza di genere, l’ambiente, l’accesso all’energia, la crescita economica e i modelli di consumo, le disuguaglianze tra paesi, la sicurezza, i cambiamenti climatici e la collaborazione tra stati. Ridurre la povertà nel mondo sarà il primo traguardo: ci sono troppe differenze tra i vari continenti e purtroppo anche all’interno della nostra Europa. Se raggiungeremo questo obiettivo entro il 2030 aumenterà il reddito, migliorerà l’Isu, cioè la qualità della vita delle persone. L’Onu spera di raggiungere otto traguardi prima del 2030, ma per raggiungerli bisognerebbe riuscire ad attuare il ‘Quadro decennale dei programmi per il consumo e la produzione sostenibile’ e ridurre la produzione di rifiuti attraverso la riduzione, il riciclo e il riutilizzo. Per questo, per esempio, l’Onu sta cercando di far usare le lampadine a risparmio energetico per evitare di sprecare più di 120 miliardi all’anno. Nonostante i continui progressi tecnologici che hanno fatto crescere l’efficienza energetica, aumenteranno i veicoli su strada e i chilometri percorsi. L’Onu sta iniziando inoltre a lavorare anche con il consumo del cibo, perché si sa che ogni anno 1,3 miliardi di cibo vengono buttati nella spazzatura. Meno del 3% dell’acqua mondiale è potabile e la maggior parte è congelata, per questo più di un miliardo di persone non ne ha oppure è talmente inquinata da non poterla utilizzare. Nell’oceano la plastica gettata in mare ha formato una vera e propria isola galleggiante, creando non pochi problemi ai pesci. L’Onu, quindi, continua a lavorare e a chiedere di non rovinare il mondo e l’ambiente. In redazione, classe 3F (succursale): Ali Syed Hasnain, Argilli Mattia, Bianchi Luca, Bonazzi Luca, Bui Maya, Buzatu Darius , Comastri Caterina, Dal Pian Riccardo, Dall’osso Davide, Faggioli Francesco, Fenzi Gianluca, Lunghi Lisa, Masini Melissa, Mazzilli Manuel, Melis Mattia, Mercatelli Leonardo, Milazzo Francesco, Nappo Andrea, Nistor Claudio, Savigni Denise, Siggia Davide, Tuda Jacopo, Vaccari Fabio. Professoressa Cecilia Cazzaniga

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