La fuga di cervelli dall’Italia, danno enorme

Il fenomeno detto «fuga di cervelli» non è limitato al Sud dell’Italia, ma ormai interessa l’intero Stato, i dati sono chiari a proposito: l’emigrazione giovanile, seppur in quantità leggermente minore in alcune zone, è presente dappertutto nel nostro Paese. Questo rappresenta un danno enorme per l’Italia, che perde lavoratori in grado di portare guadagni nelle casse statali e la cui popolazione invecchia e diminuisce o rimane stabile grazie all’immigrazione, che peraltro sta calando a causa di alcune politiche seguite nell’ultimo periodo. Infatti, le nostre politiche sono incapaci tanto di trattenere le menti, quanto di attrarle e questo crea un grande deficit, causato dalla perdita di persone capaci e intelligenti. Il fatto preoccupante non è solo questo. Mancano opportunità e occupazione: i giovani scappano perché credono che non possano esprimersi come vorrebbero in una realtà spesso chiusa, soprattutto al Sud. La disoccupazione giovanile ammonta al 27,1% nell’intero Paese, mentre nel Mezzogiorno i dati sono sconcertanti: una persona sotto i quarant’anni su due non lavora. Come può essere possibile essere motivati a restare, quando anch’io tra qualche anno mi vedo all’estero? Non è possibile dare torto ai nostri «cervelli in fuga», quando trovare un’occupazione in alcuni settori è, ad oggi, quasi un’impresa. Il Paese avrebbe bisogno di un piano economico basato sulle imprese per provare a risolvere un problema radicato anche a causa delle varie leggi, come il reddito di cittadinanza, che non fanno altro che incentivare i disoccupati a smettere di cercare un posto di lavoro con determinazione, usando risorse statali che potrebbero invece creare nuovi posti. Questa emigrazione ha lati positivi, soprattutto se la si guarda dalla parte di chi parte. Per prima cosa ci dà la prova che l’istruzione italiana è molto buona, visto che all’estero i nostri cervelli sono benaccetti, è necessario perciò lavorare sullo step successivo. In secondo luogo, è un’occasione per conoscere il mondo, viaggiare e fare esperienze che potrebbero ritornare utili nel caso si voglia rientrare in patria. Concludendo, ritengo che la fuga di cervelli sia un fenomeno preoccupante, che va risolto rendendo il nostro Paese attrattivo per italiani e stranieri. Non va limitata la voglia dei giovani di viaggiare, ma va alimentata quella degli altri di immigrare. Per questo abbiamo bisogno di un’economia più solida che possa dare più occasioni di quante ne dia ora. Leonardo Severini IIIA