Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Sfruttamento del lavoro nei campi. Gli studenti si vestono da operai: «Unirsi contro le ingiustizie»

FREQUENTIAMO la quinta della primaria ‘Rodari’ e quest’anno abbiamo letto svariati brani per comprendere le ingiustizie, come lo sfruttamento del lavoro. Per farcelo capire bene è venuta un’ esperta, la dottoressa Alessandra Rota che, grazie ad un laboratorio, ci ha fatto vivere le esperienze che vivono gli operai quando vengono sfruttati ed obbligati a lavorare per un misero salario. L’attività ha avuto caratteristiche multidisciplinari ed ha coinvolto diverse aree didattiche: dalla storia, alla matematica, all’educazione civica. La metodologia utilizzata per le attività ha previsto una partecipazione attiva di noi alunni attraverso un gioco di ruolo, svolto in due giornate. IL PRIMO incontro si è basato sulle ingiustizie che si verificano anche in Italia, dove molte persone vengono sfruttate per il lavoro. Questi lavoratori per 10-12 ore al giorno eseguono attività faticose, come il lavoro nei campi, dove guadagnano 85 centesimi all’ora. Pochi giorni prima le docenti ci avevano detto di portare accessori vari: fazzoletti di stoffa, foulard, cappelli e bandane per distinguerci. All’inizio del laboratorio l’esperta ha sorteggiato tre bambini. Questi nostri compagni dovevano ricoprire il ruolo di caporale, i quali dovevano controllare che il lavoro venisse svolto. TUTTI gli altri hanno indossato i fazzoletti, i cappelli e le bandane e ‘si sono diretti verso il campo’: erano gli operai e il loro compito era costruire delle cassette di carta e disegnare,ovvero raccogliere, 110 pomodori fronte- retro di carta. Abbiamo sperimentato la raccolta dei pomodori: era davvero faticosa da realizzare in solo mezz’ora! Intanto i caporali sorvegliavano i lavoratori. COME PAGA sono state distribuite caramelle in base al numero di pomodori disegnati, ma il caporale ha tenuto per sé la maggior parte della paga tanto sudata durante il lavoro. Un’ingiustizia, infatti i lavoratori sono rimasti sconvolti ed hanno protestato. Infine, abbiamo letto un articolo di cronaca che riguardava proprio un episodio inerente lo sfruttamento del lavoro e abbiamo capito che il nostro gioco è realtà. Nel secondo incontro, i braccianti, per contrastare la loro situazione, si sono uniti in una cooperativa per aprire un negozio di ortofrutta per vendere i pomodori raccolti. ABBIAMO ricreato la realtà simulando l’apertura di un negozio ripercorrendo tutto il processo di apertura: i titolari dovevano compilare un modulo e portarlo alle poste. L’ impiegato consegnava al titolare un bollettino di conto corrente postale. Compilato il bollettino l’impiegato dava il modulo al postino per consegnarlo all’ufficio licenze. Alcuni gruppi di compagni per pagare l’apertura del negozio sono andati, in momenti diversi, in banca per ritirare la cifra richiesta per avviare l’attività, ma non sempre l’istituto di credito ha concesso il prestito di denaro. INFATTI, ad una cooperativa è stato rifiutato il credito e i lavoratori, con loro dispiacere, sono ritornati ad essere semplici braccianti. L’obiettivo principale del progetto è stato quello di stimolarci ad una riflessione personale e condivisa in tutte quelle situazioni di disparità sociale che nella vita quotidiana portano a sentirsi umiliati e sfruttati e per sensibilizzarci e stimolarci sui temi della legalità, della giustizia sociale e conseguentemente orientare comportamenti e azioni di cittadinanza attiva. Dopo questa avventura simulando la realtà abbiamo capito che nelle situazioni di conflitto, ora, lo spirito di squadra fra noi compagni e di cooperazione ci aiuta a ricercare e ottenere giustizia e dignità per noi stessi e per gli altri. Classe VB, insegnanti Cristina Montanari – Federica Zoli

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