Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Cinque isole di plastica nell’oceano

NEL corso di questo anno scolastico abbiamo affrontato con diversi professori la tematica ambientale. Un problema di cui molte persone hanno preso coscienza solo da poco, ma che mette a rischio la vita di tutti su questo pianeta che, a poco a poco, stiamo distruggendo. Nel mondo, a seguito dell’industrializzazione, si è iniziato a produrre una quantità ogni anno più elevata di plastica. Purtroppo oggi, anche se in molti paesi è iniziata la raccolta differenziata per riciclare dove possibile, ancora non si riesce a smaltire tutto il carico prodotto. In Asia 1400 camion di spazzatura scaricano rifiuti quotidianamente. Nell’isola di Tuvalu i bambini vivono in mezzo alla plastica; invece di andare a scuola, rovistano tra i rifiuti per trovare cose da rivendere per comprarsi da mangiare. L’80% della plastica che si trova nel mare proviene dalla terraferma, negli oceani si sono formate ben 5 isole, la più grande nell’Oceano Pacifico è grande tre volte la Francia. Per i rifiuti, ogni anno muoiono 1,5 milioni di animali marini e alcune specie sono a rischio, come le tartarughe marine, che mangiano la plastica confondendola con le meduse. Se continuiamo così, tra vent’anni tutte le tartarughe marine si estingueranno insieme a molte altre specie (80%). LA PLASTICA rilascia microparticelle nocive, perciò nel mondo crescono cancro, malattie gravi e bambini nascono con malformazioni. Quando ad esempio beviamo un caffè, l’interno del bicchiere di carta è ricoperto da uno strato sottile di plastica che produce sostanze nocive. La plastica è al terzo posto nella classifica dei materiali più prodotti dall’uomo: una persona utilizza 100 kg di plastica all’anno, di questi solo il 40% finisce nelle discariche, il resto viene scaricato in mare. La crescita esponenziale della plastica è dovuta all’utilizzo continuo di oggetti usa e getta, quando potremmo usare prodotti biodegradabili che impiegano molto meno tempo a degradarsi. Gli scienziati hanno scoperto una larva, la “tarma della cera”, in grado di mangiare ed eliminare la plastica senza morire. Questa tarma può metabolizzare il polietilene e potrebbe essere impiegata per ridurre l’inquinamento. Le buste di plastica possono impiegare da 100 a 400 anni per degradarsi ma, grazie a questa tarma, potrebbero metterci fino a pochi giorni. Dovremmo comunque iniziare a pensare ad un consumo della plastica più responsabile, acquistando oggetti con involucri biodegradabili. Dal mare dipende la vita, anche la nostra. Valentina Rossi, Maddalena Giommi, Karwan Hakim Kani classe II A

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