Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Dachau, un orrore da non dimenticare

NOI ALUNNI delle classi terze della scuola secondaria ‘Mattei’ di Castel di Lama, accompagnati dallo storico dell’Isml di Ascoli, Costantino Di Sante, siamo andati a visitare in Baviera alcuni luoghi simbolo della Shoah e della Seconda guerra mondiale, all’interno del progetto scolastico denominato ‘Diamo un futuro alla Memoria’. Il centro del nostro viaggio è stato la visita al campo di concentramento di Dachau. Questo campo, aperto il 22 marzo del 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler, è stato costruito inizialmente per internare gli oppositori politici. All’inizio il campo era stato costruito per ospitare al massimo 5.000 persone, poi però il numero di detenuti non scese mai sotto 12.000, arrivando a 30.000 durante la guerra. Qui persero la vita circa 41.500 persone. Sul cancello del campo c’è la scritta ‘Arbeit macht frei’ (il lavoro rende liberi), beffardo monito utilizzato dai nazisti su tutti i loro campi. All’interno di Dachau c’è un museo, dove sono esposti gli oggetti sequestrati ai prigionieri e anche i loro documenti. Inoltre ci sono le lapidi a ricordo dei morti ed elenchi con le informazioni sui prigionieri che venivano prese quando le persone arrivavano al campo. Usciti dal museo, ci siamo recati alle baracche dove dormivano i detenuti e abbiamo visto i loro letti e i loro bagni. Poi siamo andati ai forni crematori: le loro ceneri per un periodo vennero vendute ai loro cari anche se in realtà non erano mai ceneri della stessa persona, ma venivano mischiate. Siamo entrati anche nella camera a gas che probabilmente (mancano certezze documentali) non venne mai utilizzata per esecuzioni di massa. Dopo siamo andati alla cosiddetta ‘Baracca X’ che aveva all’interno un altro crematorio. Il campo è per la maggior parte ristrutturato perché è stato bruciato dai nazisti alla fine della guerra; pressoché intatti sono proprio i forni crematori e la camera a gas. La seconda tappa della giornata è stato il ‘Poligono di tiro delle SS’, luogo che ben presto diventerà uno degli emblemi dell’assurdità e della ferocia dello sterminio. Qui tra il 1941 e il 1942, in poche settimane, le SS uccisero più di 4.000 prigionieri di guerra sovietici, principalmente funzionari del partito comunista, intellettuali ed ebrei. All’ingresso ci sono le biografie di alcune vittime, ma il centro del poligono è il muro dove venivano fucilate le persone e dove ancora adesso ci sono i segni dei proiettili delle mitragliatrici. La visita a questi luoghi ci ha molto colpiti pensando che stavamo percorrendo le stesse strade dove avevano camminato coloro che non sono sopravvissuti a una simile, disumana, follia.

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