Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Torio, nuova energia per il futuro

DA QUALCHE anno alcuni Paesi si stanno interessando al torio, un minerale che si trova in discrete quantità sul nostro pianeta ed è presente anche in Italia. Come mai tutta questa attenzione nei confronti di questo elemento? Perché, come dice il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia: «Consuma meno materie prime, è più sicuro, le scorie sono meno pericolose, non può essere utilizzato per scopi bellici. Il nucleare al torio [...]si presenta come una nuova frontiera per la produzione di energia elettrica. Cina e India se ne sono accorte e iniziano a pensare di utilizzare il torio, di cui Pechino ha grande disponibilità, tanto che [...]potrebbe addirittura rendere i cinesi autosufficienti per la produzione di energia elettrica». Questo metallo sarebbe vantaggioso per almeno tre motivi fondamentali: innanzitutto da esso è possibile ottenere energia nucleare pulita; non si possono produrre bombe atomiche; le scorie sono meno pericolose e il processo di lavorazione permette di consumare meno materie prime. Si parla anche dell’uso del torio per risolvere il problema dell’effetto serra, poiché l’utilizzo di questo minerale limiterebbe l’emissione di CO2. Bisogna ricordare, infatti, che proprio a causa dell’effetto serra il 2018 è stato l’anno più caldo in Europa e in questo senso le previsioni per il futuro non sono ben auguranti. In questi giorni ci sono state varie manifestazioni contro il riscaldamento globale; simbolo di queste proteste è stata la ragazza svedese Greta Thunberg: il torio potrebbe essere molto utile in quest’ottica di cambiamento e di rinnovamento delle politiche di sfruttamento delle risorse della Terra. La limitazione dell’uso dei combustibili fossili è un problema che genera grossi conflitti di interesse fra Paesi in via di sviluppo e Paesi sviluppati. Proposte riguardanti l’uso di energie alternative, come quelle rinnovabili, risultano troppo costose e inapplicabili per i PVS. L’uso del nucleare attuale al plutonio e uranio è spesso contrastato nei PVS per il rischio associato alla produzione di armamenti militari, in nazioni che spesso presentano instabilità politica. Il torio potrebbe essere una soluzione più facilmente percorribile e che potrebbe portare a risultati concreti, tra cui raggiungere gli obiettivi fissati nel 1997 dal protocollo di Kyoto. Robert Marra e Fabio Rucolli III

per leggere la pagina clicca qui