Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Fofana, Alì e Giuseppe. Così abbiamo conosciuto gli ospiti del dormitorio

 

 

IN via Mangagnina a Ravenna c’è l’asilo notturno ‘Il re di Girgenti’, gestito dal Comitato cittadino antidroga. Negli anni la struttura è passata dall’essere un dormitorio a luogo di accoglienza di persone in difficoltà e soprattutto un posto dove gli ospiti sono incoraggiati a cercare di risolvere i loro problemi. Sabato 19 gennaio la nostra classe accompagnata dalle nostre maestre e dai nostri genitori, si è recata presso questa struttura. L’idea di visitare il centro è venuta perché in classe qualche nostro compagno, nonostante la sua giovane età, vive di stereotipi e crede che gli extracomunitari arrivano in Italia solo per delinquere o per farsi mantenere. Questa uscita didattica nasce, quindi, dall’idea di far conoscere non solo l’operato dei volontari, degli operatori e dei responsabili ma principalmente per conoscere gli ospiti del dormitorio e le loro storie. Al nostro arrivo siamo stati accolti da Giorgio, un operatore che ci ha delucidato sulla storia del re di Girgenti, ci ha guidato nella visita delle camere precisando che ognuno degli ospiti ha il compito e il dovere di tenere pulito il proprio spazio, di apparecchiare, cucinare, rassettare a turno nel rispetto di se stesso e dei compagni. LA TAPPA successiva è stata la conoscenza di alcuni degli ospiti del centro a cui abbiamo rivolto alcune domande. Fofana è un ragazzo di 20 anni proveniente dalla Guinea che per arrivare in Italia e studiare ha attraversando a piedi alcuni paesi africani. Durante il suo lungo viaggio si è ferito ad un piede e i suoi compagni lo hanno portato in braccio, infine, ha raggiunto l’Italia su un barcone. Il sogno di Fofana è quello di diventare un calciatore ma nel frattempo lavora in una pasticceria di Ravenna. Cleo è albanese ed è arrivato in Italia tre anni fa con un traghetto. Ha frequentato una scuola professionale per imparare un mestiere. Ora è un idraulico e lavora con impegno. Naturalmente gli manca la sua famiglia ma preferisce restare nel nostro paese. Alì viene dal Marocco fa il cuoco ed è in Italia da 20 anni. Ogni anno si reca nel suo paese per far visita ai suoi parenti. Mentre ci racconta di se si assenta di tanto in tanto per controllare il pranzo che sta preparando per noi. Nell’aria ,infatti, si spande un delizioso profumo che ci fa venire l’acquolina. A ‘Il re di Girgenti’ non ci sono solo stranieri ma anche dei connazionali che per un errore o un problema hanno perso casa e famiglia. Giuseppe era un maresciallo della guardia di finanza che ha tre figli ma solo uno gli parla ancora. Sua moglie e gli altri due figli lo hanno abbandonato. Nella sua voce sentiamo del risentimento e tristezza. Valentina ha perso il lavoro tre anni fa ed è stata costretta ad affidare a sua sorella i suoi figli. Sogna di diventare un’operatrice sociosanitaria ma crediamo che il suo desiderio più grande è quello di ritornare a vivere con i suoi figli. Mentre ci parla della sua vita la sua voce trema e in diverse occasioni ci accorgiamo che fa fatica a trattenere le lacrime. Giuseppe (o Giuseppone) vive nel centro da cinque anni, da quando ha perso il lavoro e sua moglie. Nel dormitorio si dà da fare nell’aiutare i responsabili del centro, Carla Soprani e suo marito Gianremo. Al nostro ritorno in classe abbiamo lavorato in modo approfondito sull’importanza del volontariato e dell’accoglienza dell’‘altro’... Tutti noi possiamo, nel corso della vita, imbatterci in un problema sul lavoro, personale e chiedere aiuto. Trovare una mano amica dona sollievo a chi la riceve e ciascuno di noi, nel suo piccolo, può essere ‘mano amica’. A ‘Il re di Girgenti’ abbiamo assaporato la solidarietà con la ‘S’ maiuscola e ci siamo ritrovati un po’ anche noi su quel ponte di cui parla Carla Soprani: “Gli offriamo un ponte per attraversare la strada”. Classe V C Maestre Raffaela Marcone e Agnese Iadevaia

per leggere la pagina clicca qui