Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Bambini al lavoro come schiavi

DIETRO gli schermi dei nostri cellulari, l’orrore! Il migliore amico di noi ragazzi è ormai il telefonino, un amico inseparabile, che riempie le nostre vite e ci segue dappertutto; che ci fa sprofondare nella tristezza e nell’angoscia quando «si separa» da noi. Viviamo infatti in un mondo dove gli oggetti tecnologici fanno ormai parte della nostra quotidianità. Ma cosa c’è dietro? Cosa si nasconde dietro la vetrina luccicante del suo schermo? Se proviamo a «grattare», come abbiamo fatto a scuola, scopriremo una triste e tragica verità, di sfruttamento e disperazione. Il principale materiale utilizzato nelle tecnologie odierne è il coltan, una sabbiolina nera leggermente radioattiva, presente soprattutto in Africa, nella Repubblica Democratica del Congo. Circa l’80% del materiale utilizzato nel mondo proviene da lì, un Paese che potrebbe essere ricchissimo ma che vive nella miseria, depredato dalle multinazionali delle tecnologie e dilaniato da guerre intestine, e dove chi ci vive ha tre scelte: scavare nelle miniere, sparare o morire di fame. Giorno e notte nelle miniere di coltan 4000 disperati scavano a mani nude, scendendo nei crateri. Armati di rudimentali picconi frantumano la roccia, da cui estraggono questo particolare «oro» moderno. Anche i bambini, a 5 anni, vengono condannati a questo lavoro. Un lavoro da schiavi, al limite della sopravvivenza. Immersi nell’acqua fetida, dove inalano polveri e particelle di metallo radioattive. Vivono in tendopoli, in baracche e si spaccano la schiena per 3 o 4 dollari al giorno. Qualche anno fa, improvvisamente, la Playstation2 era diventata introvabile, lasciando i ragazzi tristi e smarriti. Il motivo (l’abbiamo scoperto ora a scuola, approfondendo questo tema) era la carenza di coltan, a causa delle guerre interne, che insanguinavano (e insanguinano) il Congo. Conoscere questa storia, avvertire oltre gli schermi che ci tengono rapiti e incollati, il grido di dolore di un’umanità ferita e disperata, di bambini come noi resi schiavi, ci ha spalancato gli occhi e ci ha fatto seriamente riflettere. Ci ha fatto riflettere anche il fatto che si tratta di una storia che i media non raccontano, quando invece tutti dovremmo venirne a conoscenza. Perché l’informazione è spesso pilotata dal potere, a cui non fa comodo che si sappia la verità. E forse non fa comodo nemmeno a noi. Classe II H

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