Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

A tu per tu coi campioni della Lube «La nostra formazione è bella, resistente e coraggiosa»

I RAGAZZI della redazione giornalistica della scuola secondaria di I grado «Ungaretti», si sono armati di taccuini, penne e registratori, per intervistare e saperne di più sui componenti la squadra di pallavolo della Lube. Finiti gli allenamenti, i giocatori, i preparatori atletici, assieme ai due allenatori, Ferdinando De Giorgi e Marco Camperi, per arrivare al diesse Beppe Cormio, si sono seduti ed hanno iniziato ad ascoltare con attenzione le domande. Quale rito fate prima della partita e chi è il più scaramantico? Juantorena: «Io esco sempre per ultimo dal campo, ma il più scaramantico è Bruno». Quanto hanno influito i genitori nella scelta della pallavolo? Bruno: «Naturalmente molto, entrambi sono stati giocatori di pallavolo e mio padre ha anche allenato, io sono stato sempre dentro un campo con una palla in mano». Che opportunità ha un ragazzo delle scuole medie? Può iniziare a giocare a pallavolo e diventare un bravo giocatore? Stankovic: «Ho provato vari sport: calcio, pallamano, basket, poi mi sono innamorato della pallavolo, e pian piano ho capito che questo sport sarebbe diventato la mia più grande passione». In una finale importante, come riuscite a mantenere la lucidità? Stankovic: «Questo si impara con il tempo, più si è esperti più si assume esperienza, sicurezza e capacità di resistenza». Tre aggettivi per descrivere la vostra squadra? Massari: «Resistenti, coraggiosi, belli». Come ve la cavate con il beach volley? Marchisio: «Io sono il campione del Piemonte e mi piace molto come sport, però allo stesso tempo è difficile e completamente diverso dalla pallavolo». Come affrontate una sconfitta e come festeggiate una vittoria? Simon: «Un insuccesso non è mai bello, è un momento difficile, ti alleni tutti i giorni per raggiungere la vittoria e al momento della sconfitta devi riflettere e continuare ad essere più forti. Una vittoria, invece, è sempre bella da vivere». Quali sono le vostre passioni quando non vi allenate? Balaso: «Uscire con i compagni di squadra, ma in generale non c’è molto tempo libero e il poco rimasto, sto a casa e mi riposo». Nella vostra prova da pallavolisti quanto vale la prestazione atletica e quella tattica? Merazzi: «Quella atletica, in uno sport come la pallavolo, è uno degli ingredienti fondamentali, deve essere fatta meglio possibile, così come la cura degli aspetti tecnici e quelli tattici; l’insieme di questi componenti può portare a un risultato buono o meno buono, sta di fatto che non si vince una partita perché si salta un centimetro in più degli altri». Cosa pensate di fare quando dovrete smettere di giocare? Cester: «Io ho aperto un negozio e mi dedicherò a questa attività». Cosa pensate sia più importante in un palleggiatore: la precisione o l’imprevedibilità? Bruno: «È un misto tra questi due, come anche capire il gioco tatticamente». Facciamo un breve salto nel passato, avevate un idolo? Cantagalli: «Sì, mi piaceva molto Samuele Papi, uno degli schiacciatori più forti nel mondo». Quali sensazioni si provano durante una partita? Bruno: «Soddisfazione quando vinci un set o quando fai un punto; l’importante è saper gestire la rabbia, ad esempio quando sbagli qualcosa». Come si preparano le partite? Camperi: «Si vedono delle gare disputate dagli avversari, si osserva il loro modo di giocare, sia per quanto riguarda la direzione di attacchi sia per il gioco del palleggiatore». È stata un’esperienza indimenticabile, istruttiva e divertente. Si ringrazia il personale che ha permesso questo incontro, la professoressa Licia Marsili, direttrice della redazione, e l’ufficio stampa Carlo Perri per la disponibilità. Laura Maria Baldassarri 3ª I, Elena Regolo 3ª G, Giorgia Maria Rinaldesi 3ª G, Elisabetta Tinto 3ª I

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