Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«È sempre un’emozione condurre il tg»

BARBARA CAPPONI, giornalista della Rai, ha risposto alle domande degli studenti Riccardo, Federico, Pierpaolo, Emma, Azzurra e Michele della II A, di Matteo, Fabio e Serena della II C, di Elvira e Alessandro della III D della scuola media Raffaello Sanzio di Porto Potenza. Come è nata la sua passione per il giornalismo? «Forse a trasmetterla è stato mio padre. Sin da piccola sono stata molto curiosa e lo osservavo mentre scriveva. Ho iniziato la carriera con articoli riguardanti il mio borgo, poi mi sono occupata di sport, spettacolo, teatro, cronaca, insomma un po’ di tutto». Prova ancora emozione quando deve andare in televisione e parlare di fronte a milioni di italiani? «Sì, certo. Tuttora mi impegno molto e mi emoziono prima che si accenda quella lucetta rossa e cominci l’edizione del tg. E’ una grande responsabilità. Entrare nelle case di milioni di italiani che desiderano conoscere le notizie con precisione, è sempre una bella esperienza, come fosse la prima volta». Qual è la persona più importante che ha conosciuto e che ha intervistato? «Il politico russo Michail Gorbaciov, tra gli artefici della fine della guerra fredda con la disgregazione dell’Urss e la riunificazione della Germania». Per lavoro ha visitato anche luoghi con situazioni difficili? «Certamente. Sono stata molte volte inviata per servizi in vari quartieri italiani con ambienti e contesti complessi. Sono andata nelle periferie di Palermo o Napoli, in particolare a Scampia, dove ho toccato con mano situazioni difficili come droga, prostituzione, migrazione, ma che certamente ti temprano e ti fanno crescere». Qual è la notizia più triste che ha trasmesso? E la più bella? «Purtroppo le notizie belle, scusate per il gioco di parole, non fanno notizia come quelle tragiche. Di eventi tristi ne ho annunciati molti e ho spesso condotto edizioni straordinarie dopo importanti fatti di cronaca. I fatti che più mi emozionano e mi rattristano, però, sono quelli inerenti a tragedie le cui vittime sono bambini e anziani, ma mi addolora profondamente qualsiasi forma di violenza, dai rapimenti agli omicidi, penso soprattutto ai femminicidi, purtroppo sempre più frequenti». Ha un insegnamento e una bella esperienza che l’hanno fatta crescere e che vuole donarci? «Una bellissima esperienza è stata il pellegrinaggio compiuto in Terra Santa nel 2017, un’emozione fortissima, un viaggio indimenticabile, da ripetere, con un grande impatto su di me; poi per migliorare ancora la vostra capacità di essere dei giornalisti, sono necessarie la curiosità, la passione, la lettura, ma anche credere nelle vostre capacità e nelle cose che fate. Mi raccomando: giocate sempre pulito, correttamente, e vivete la vita con lealtà, onestà, impegno, trasparenza e serietà in tutti i campi. Non vi demoralizzate mai e credete in voi, perché uno è come è». Qual è l’aspetto più bello del suo lavoro? «Spiegare al pubblico in modo chiaro ciò che sta accadendo nel nostro Paese». Quali sono i retroscena del lavoro e le difficoltà giornaliere? «La difficoltà maggiore è riassumere in tredici, massimo quindici righe un intero articolo; per decidere questo breve testo, questo lancio, si fanno delle riunioni con il direttore, il capo redattore ed i giornalisti in cui ognuno propone i propri articoli. Ogni servizio deve durare poco, un minuto e mezzo al massimo. Il giornalismo televisivo quindi, a differenza di quello cartaceo, è velocità e sintesi». Avete degli aiuti durante le riprese? «Sì, oltre ai fogli dei testi delle notizie che teniamo a portata di mano, abbiamo di fronte a noi il «gobbo», cioè un display che si aziona tramite un pedale posizionato sotto la nostra scrivania e dove scorrono le informazioni da comunicare. Per fermarlo o mandarlo in avanti basta muovere il pedale». Quali sono le principali qualità di un tele-giornalista? «Essere esaustivo, chiaro, preciso, veloce e sintetico». Riccardo Amicuzi, Federico Morresi, Emma Moscioni II A

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