Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Una data da ricordare per i giovani

Tornano i giovani cronisti di Grignano, guidati dalla professoressa Gisella Montagnolo, con un pezzo che racconta una pagina tragica della nostra storia. L’importanza del ricordo Il 10 febbraio è il “Giorno del Ricordo”. In questo giorno si commemora la tragedia che ha avuto inizio nel settembre del 1943; dopo l’armistizio, in seguito al crollo dell’esercito italiano, nelle ex provincie dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia presero il sopravvento le forze iugoslave, allora governate dal regime filo comunista di Tito. I partigiani jugoslavi, per vendicarsi dei fascisti, nei mesi successivi, torturarono ed uccisero moltissimi italiani, tra cui donne e bambini, che non si piegarono al nuovo regime. Le persone, legate tra di loro, venivano gettate vive nelle cosiddette FOIBE, profonde cavità a forma di imbuto rovesciato, situate nelle montagne carsiche presenti in quei territori. Tra il 1943 e il 1947 almeno duecento mila persone furono costrette a lasciare le loro case. Molti dei rifugiati riuscirono a rientrare faticosamente in Italia, nonostante gli ostacoli posti dai ministri del partito comunista allora in carica che, favorevoli alla Jugoslavia, cercarono di nascondere e minimizzare il massacro. In seguito ci vollero oltre cinquant’anni prima che fossero riconosciuti gli orrori delle foibe e fosse istituito il Giorno del Ricordo. Il Giorno del Ricordo è stato istituito nel 2004. Alessandro Osti Nel 1947, precisamente il 10 Febbraio 1947, sono iniziate le persecuzioni degli Italiani da parte degli Slavi, sotto la dittatura comunista di Tito. Questa vicenda viene anche chiamata “pulizia etnica dell’elemento italiano nell’Istria”. A Pola c’erano trentadue mila persone e solo duemila sono riuscite a salvarsi. Tito diede la possibilità ai cittadini dell’Istria di rimanere sotto il suo regime, oppure di andare in Italia e rimanere italiani. Pian piano iniziarono le persecuzioni, le persone morivano in modo atroce. Venivano legate con del fil di ferro sulle mani e sulle gambe, poi si sparava al primo in fila che trascinava gli altri dentro le foibe. Le foibe erano delle cavità a forma di imbuto rovesciato, profondissime e piene d’acqua, in cui chi ci finiva dentro moriva per annegamento. Quando si venne a sapere quello che stava succedendo molti italiani non ci credettero, anche se c’erano le prove, persone o meglio scheletri in decomposizione. Melvis Onoh 2E L’esodo di Pola è stato diverso dagli alti esodi. Gli abitanti di Pola aspettavano il trattato di pace, anche se sapevano che l’Istria sarebbe diventata slava. Da Pola si sentiva tutto quello che accadeva in Istria. Sono sparite molte persone, soprattutto italiane, perché si volevano mandare via gli italiani dall’Istria. Dopo il 10 febbraio del 1947 la persecuzione diviene sempre più pesante. Le foibe sono delle buche, profonde duecento-trecento metri, a forma di imbuto rovesciato. Gli Slavi non hanno mai chiesto scusa per questo massacro di italiani. In classe abbiamo ascoltato la testimonianza del sig. Claudio Smariglia, nato a Pola da madre ungherese e padre istriano. A Pola vivevano trentamila italiani, di cui ne sono sopravvissuti solo duemila, perché gli slavi volevano eliminare l’etnia italiana. La popolazione aveva la scelta se rimanere italiani, e quindi essere perseguitati, oppure diventare slavi ed adeguarsi al regime di Tito. Claudio Smariglia è ritornato nel 1998 a rivedere la sua casa a Pola. La sua casa era quasi uguale a quella dove viveva da giovane. A Pola si trova una pietra con scritti i versi della Divina Commedia (Paradiso) sulla profezia dell’esilio di Dante: Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente e questo e’ lo strale che l’arco dell’essilio prima saetta”. Arianna Cavallieri 2E

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