Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Shoah, la testimonianza che lascia il segno

NEL GIORNO della Memoria, al Teatro Comunale dell’Osservanza, le classi seconde e terze dell’IC5 e dell’IC2 hanno potuto fare le loro domande a Franco dall’Osso, un partigiano sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen. Tanti erano curiosi di sapere se avesse la matricola tatuata sul braccio o se avesse visto Hitler dal vivo. Alcuni hanno chiesto: «Come fai a dormire dopo questa bruttissima esperienza?» e il signor Franco, con poche e secche parole ha risposto che dopo parecchio tempo ci si abitua e si cerca di dimenticare. Altri ancora volevano sapere quali sentimenti avesse provato davanti a un suo compagno moribondo: «Pensavo a sopravvivere io come prima cosa, e poi a mio fratello che era con me», questa la sua risposta cruda e vera. Questi uomini sono stati spogliati di ogni cosa, della dignità, della speranza; è sopravvissuto chi ha saputo essere forte senza lasciarsi andare. E il signor Franco lo ha ripetuto spesso: lui voleva vivere nonostante tutto e tornare a casa insieme a suo fratello, era troppo giovane per morire. Quando finalmente gli Americani giunsero a liberare i prigionieri, Franco e suo fratello erano ancora vivi e fu subito chiaro cosa stava succedendo per cui non era importante «né capire né parlare, avevamo capito che eravamo liberi». Il ritorno a casa però per molti non è stato sempre felice. Alla domanda «Come ti hanno trattato quando sei tornato a Imola?» Franco dall’Osso è stato breve, ma sincero: «Diciamo che sono tornato a vivere e i miei amici mi hanno trattato bene, mentre altri hanno persino detto che me l’ero cercata». Dopo l’intervista una professoressa ha preso la parola e, commossa, ha ringraziato Franco per aver raccontato la sua esperienza e gli ha chiesto scusa da parte di tutta l’umanità per ciò che è stato costretto a subire. FRANCO dall’Osso aveva solo 18 anni quando è stato deportato, era poco più di un ragazzo. La mente umana non può neanche immaginare quello che è successo nei campi e in effetti noi, sinceramente, anche ascoltando la sua testimonianza diretta abbiamo fatto molta fatica a capire. Solo dopo, a distanza di qualche giorno, abbiamo realizzato che avevamo percepito l’orrore e il dolore dai racconti di quell’uomo, ma ci risultava comunque difficile trasformare quelle emozioni in parole. È giustissimo ricordare, non dimenticare mai tutte le sofferenze. Non si può nemmeno immaginare che al giorno d’oggi, nel 2019, una persona venga denunciata solo per avere attaccato dei volantini, per avere esercitato il diritto alla libertà di pensiero. Quello che il signor Franco dall’Osso ha subito è stato orribile, ma lui lo ha raccontato senza mai autocommiserarsi, con poche e semplici parole, sdrammatizzando molto. Anche lui secondo noi, non voleva ricordare le sue esperienze o forse, a parer suo, non eravamo pronti a sentire la vera storia. Ha trovato la forza per sopportare tutto quel dolore grazie ai suoi amici, al desiderio di vivere e di tornare a casa. Ora ci è più chiaro quanto sia sacra e preziosa la vita, perché proprio quando la si sta per perdere si capisce quanto sia importante. Abbiamo capito che ricordare è fondamentale perché, come dice Primo Levi, ‘‘chi dimentica il passato è condannato a riviverlo’’.

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