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«Servono idee e qualità per i mercati»

SCOPRIRE nuovi mestieri, conoscere professionisti di settori produttivi differenti, orientarsi tra occupazioni antiche e lavori del futuro: questo lo scopo dell’incontro a scuola con l’imprenditrice Orietta Mancini, titolare di un’azienda calzaturiera di Porto Sant’Elpidio. Lei oggi conduce l’attività fondata dal padre Giovanni nel 1976, ne è orgogliosa e spera che i familiari possano proseguire il percorso industriale. «Lavoro in azienda da quando avevo 16 anni – racconta Orietta Mancini – e lo faccio con grande passione. Come in ogni attività, per ottenere risultati servono sacrifici e competenze: ho imparato i segreti del mestiere da mio padre e dai suoi collaboratori più stretti. Il mercato è in continua evoluzione, occorre restare aggiornati e avere idee innovative che puntino sulla qualità del prodotto, perché il «Made in Italy» continui a essere vincente nel mondo». NEL CORSO della chiacchierata, la vice presidente di Confartigianato Civitanova ha riferito molte curiosità sul processo produttivo: «Per fare un paio di scarpe servono quattro ore di lavoro; in un giorno la nostra azienda, che conta una quindicina di dipendenti, riesce a produrre 120 paia da donna. Bisogna assemblare molti elementi: puntale, contrafforte per il tallone, tomaia, suola e tacchi. Ogni calzatura per prendere forma ha bisogno di due ore di tempo; la collezione completa maschile parte dal numero 39 e finisce al 48, mentre quella femminile va dal 35 al 42. I colori possono essere moltissimi, ma per ogni stagione si scelgono soprattutto quelli dettati dalle tendenze del momento o dalla moda». L’IMPRENDITRICE Mancini, impegnata nell’organizzare la presenza della sua azienda al Micam (la più grande fiera internazionale della calzatura in Italia), ha parlato infine dei mercati: «Produciamo, oltre alle scarpe, anche borse e accessori di abbigliamento. Esportiamo i nostri prodotti dalla Cina agli Stati Uniti, dalla Russia al Belgio, fino agli Emirati Arabi. Oggi il settore in Italia è in crisi per l’eccessiva tassazione e per la mancanza di stilisti in grado di lanciare idee nuove sul mercato. Servono – conclude – pure giovani capaci di imparare il mestiere e che abbiano un grande spirito di iniziativa. Punto di partenza non può che essere però il nostro made in Italy». Alisia Cacciamani, Giulia Cerquetella, Alì Copani, Asia Fratini, Alexandru Pavel, Mikolaj Ruffini, 3ª C

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