Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il riscatto dei ragazzi di San Patrignano

LE CLASSI terze dell’I.C. Igea hanno partecipato al progetto We Free Day di San Patrignano. Nel 1978 Vincenzo Muccioli fondò la cooperativa di San Patrignano per il recupero dalle dipendenze. Oggi SanPa è conosciuta in tutto il mondo per i suoi successi nel recupero dei giovani dalla tossicodipendenza. Sin da quando metti piede all’interno della proprietà respiri un’aria di ordine, solidarietà e collaborazione. San Patrignano è una vera e propria città nella città, dove ogni ospite è invitato a contribuire con le proprie abilità e le proprie predisposizioni alla nascita di attività, laboratori e officine. ALCUNI ospiti hanno raccontato la loro esperienza di vita che li ha portati a entrare a San Patrignano: storie tristi di emarginazione, debolezze, solitudine e anche bullismo. Roman ha raccontato che la sua esperienza di adozione è stata molto difficile a causa della gelosia del nuovo fratello e questo lo ha portato ad allontanarsi dalla famiglia e a perdersi lungo il cammino della vita. Un ragazzo siciliano invece ha raccontato la difficoltà di inserirsi nel contesto milanese e la difficoltà di farsi degli amici. Il progetto era finalizzato alla presa di coscienza di se stessi e della libertà di comunicare, di aprirsi agli altri per raccontare i propri disagi, le proprie paure. Il progetto «Noi siamo liberi» racchiude un messaggio molto importante perché ogni giovane deve sentirsi libero: dalle dipendenze, dal pregiudizio, di scegliere, di dire no. A San Patrignano i giovani si occupano anche di grafica pubblicitaria, arte, teatro, sono nati anche un ristorante e una pizzeria e ci sono squadre di muratori, idraulici e elettricisti. UN GIORNO a San Patrignano non basta per conoscere tutto ciò che viene fatto per gli ospiti, ma ti da un quadro generale sugli obbiettivi finali della comunità. Il giovane è al centro del progetto perché il progetto è il giovane. San Patrignano si concentra sul recupero, sulla formazione e sul futuro dei propri ospiti mettendo la persona al centro della sua missione. In comunità non si è soli, non si è giudicati, non si è ignorati. I giovani che vivono lì testimoniano con attività e progetti la voglia di rimettersi in gioco e il desiderio di costruirsi un futuro. Apprezzare ogni loro sforzo è il minimo che si può fare perché dietro a ogni debolezza c’è una persona vera. Alyssa Agazzi III A

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