Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Quelle assurde e crudeli leggi razziali»

IL 22 GENNAIO 2019 le classi seconde e terze dell’IC5 e dell’IC2, hanno partecipato alla manifestazione dedicata al Giorno della Memoria, al Teatro Comunale dell’Osservanza di Imola. L’iniziativa è stata aperta dall’orchestra dell’ IC2 che ha suonato brani musicali della tradizione ebraica. A seguire le professoresse e archiviste Maria Amadori e Franca Montanari ci hanno mostrato alcuni documenti provenienti dall’Archivio Storico di Imola sulla vita di una bimba ebrea imolese: Grazia Fiorentino. Quest’ultima era nata qui a Imola nel 1930 da una famiglia ebrea ben inserita nel contesto sociale. Dopo l’emanazione in tutta Italia delle prime leggi razziali nel 1938 e il decreto regio del 5 settembre però nessun ebreo avrebbe potuto frequentare ambienti scolastici ariani. Grazia quindi non poté proseguire i suoi studi nella scuola pubblica di Imola, ma privatamente. A ottobre dello stesso anno un ulteriore decreto affermava che gli uomini ebrei che avevano combattuto in quattro guerre sarebbero stati trattati come gli ariani. Purtroppo però il padre di Grazia aveva partecipato solo a una guerra. Grazia proseguì comunque gli studi, e nel 1940 diede l’esame di terza media privatamente. Di lei si sa che fino al 1943 abitò a Imola, ma quando arrivarono i nazisti i Fiorentino fuggirono in Svizzera fino alla fine della guerra. In seguito la famiglia di Grazia tornò a Imola mentre lei si stabilì a Bologna per proseguire gli studi superiori per poi trasferirsi a Firenze dove morì nel 2015. Dopo il racconto di questa storia è giunto il momento più importante della mattinata, ovvero quando è salito sul palco Franco Dall’Osso, un partigiano sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen, intervistato dal giornalista e responsabile del Cidra Marco Orazi. Franco Dall’Osso ci ha raccontato di essere nato a Imola nel 1926 da una famiglia povera. A IMOLA, a quel tempo, c’erano diverse «compagnie» partigiane (10 in tutto) e lui aveva deciso di far parte di una di queste: il suo compio era quello di attaccare volantini contro la guerra. Verso i 18 anni, insieme a suo fratello Augusto, furono denunciati da alcuni loro amici alla polizia fascista. Furono portati alla Rocca di Imola, dove fecero loro pesanti interrogatori e successivamente furono trasferiti nel carcere di Bologna. Da qui furono portati a Bolzano durante la Vigilia di Natale, dove rimasero per una ventina di giorni. Dopo questa lunga attesa, vennero portati in Austria a Mauthausen, un campo di concentramento di 3° grado, ossia uno dei più duri, mandati a lavorare nella zona degli oppositori politici. Appena arrivati al campo furono costretti a fare una doccia freddissima e a indossare tute a righe bianche e blu, su cui era scritto il numero di matricola che era stato loro assegnato. La loro giornata cominciava alle 6 di mattina, bevevano caffè nero e venivano trasportati sul luogo di lavoro; qui lavoravano duramente tutta la giornata senza pausa. Lui e suo fratello dovevano costruire sportelli per le macchine tedesche. Il ritorno in baracca avveniva alle 6 di pomeriggio. A cena avevano a disposizione un pezzo di pane e alcune volte un piccolo pezzo di salame. La notte dormivano sui letti a castello anche in 3 o in 4 sullo stesso materasso. Il campo fu liberato il 5 Maggio del 1945 e Franco e Augusto poterono tornare a casa insieme. In tutto la prigionia durò per loro sei mesi, e, come lui stesso ci ha confermato, sono stati molto fortunati, viste le condizioni estreme di vita e di lavoro. 3ªB e 3ªC Sante Zennaro

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