Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La moda che non vogliamo

LO SCORSO gennaio abbiamo partecipato al laboratorio ‘Tessere il futuro’, promosso da Terra Equa, che ha sollecitato la nostra attenzione su alcuni aspetti dell’industria della moda che non conoscevamo. Siamo 22 ragazzi che hanno tante cose ancora da imparare, ma la storia che vorremmo raccontarvi riguarda tutti noi e tocca il cuore. Comincia da una famiglia in Pakistan o in Bangladesh, formata da una madre, un padre, due o tre bambini, che vive in una baraccopoli di una città locale, in mezzo alla spazzatura e con poco da mangiare. Quando i bambini diventano grandi, vengono mandati dai genitori in una fabbrica tessile, dove saranno costretti a turni lavorativi estenuanti e pagati con stipendi miseri, passeranno le loro giornate chiusi in uno stanzone senza finestre o ventilatori, chini sulle macchine da cucire, e produrranno le magliette del nostro negozio preferito, quelle stesse che noi compreremo, senza sapere che stiamo dando i soldi alle persone sbagliate. QUESTO è ciò che sta dietro a molti articoli del nostro abbigliamento, quelli che indossiamo tutti i giorni e che poi forse buttiamo dopo un mese perché non ci piacciono più. L’industria della moda è una delle più grandi al mondo e dà lavoro a milioni di persone nel nostro pianeta. È l’attività economica più lucrosa per le imprese multinazionali, grazie alla grande disponibilità di una manodopera che riceve. Questo terribile fenomeno è diffuso soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ma non è assente in regioni ricche del mondo, dove purtroppo solo un’élite controlla la maggior parte delle risorse. PER FORTUNA, oggi i media e i governi sono molto più attenti alla piaga dello sfruttamento di quanto non lo fossero in passato, ma ancora non viene fatto abbastanza per contrastarlo. Per fare in modo che nel mondo tutti i bambini abbiano la possibilità di andare a scuola e che tutti i lavoratori ricevano salari onesti, noi per primi dobbiamo diventare consumatori più responsabili, informandoci meglio su come vengono realizzati i nostri indumenti. Anche un solo piccolo accorgimento in più da parte di tutti potrebbe diventare un grande passo verso una moda veramente etica. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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