Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La dura vita di un tredicenne

OGNI giorno ci sono doveri che mi piace eseguire e altri no. Già dalle prime ore del mattino i miei genitori mi dicono: “Svegliati! E’ tardi!”, “Sbrigati a mangiare!”, “Lavati i denti!”, “Datti una mossa!”. Tutti questi richiami quasi non li sento, ancora sono addormentato e vago per casa come uno zombie. Durante il viaggio in macchina per la scuola, comincio a svegliarmi ascoltando la musica, ma mia madre mi dice: “Abbassa il volume! Sentiamo il telegiornale”. La mattina è una lotta contro il tempo, per arrivare a scuola. Quando entro in classe con tre minuti di ritardo, gli insegnanti mi rimproverano: “Con che mezzo arrivi? Con la macchina? E allora devi partire prima”, o “Bertino! Devi essere puntuale!”. Durante le lezioni non mancano richiami a tutti: “Siedi bene!”, “Devi ascoltare!”, “Devi fare i compiti a casa!”. Una noia continua, anche dopo, a casa e fino a sera. Ammetto che alcuni obblighi mi danno fastidio perché a volte sono stanco e vorrei dedicarmi a cose che mi piacciono di più, come suonare, ascoltare musica e andare in skateboard. Quando i miei genitori insistono coi “devi” divento scontroso, mi arrabbio facilmente a volte piango, perché mi sento costretto. I MOMENTI più belli sono quando mi sento libero e posso organizzare la giornata con attività divertenti, magari facendo cose che altri ritengono poco utili, come degli intrugli, sciogliere la cera della candela, o combattere con le canne di bambù. Alcune regole sono importanti e ne capisco l’utilità. Andare a dormire presto è necessario per essere riposato la mattina; lavarsi i denti prima di andare a letto, che non ho mai voglia di fare, è fondamentale per prevenire le carie; portare il cane fuori serve per fargli fare i bisogni, altrimenti soffre e diventa agitato. Invece, alcuni sono più difficili da accettare, come fare dieci pagine di esercizi invece di tre. E’ la quantità che mi infastidisce, richiede troppo tempo e mi impedisce di farli al meglio. Altri obblighi sono insopportabili. Non capisco perché il babbo insista tanto per farmi andare in piscina. Sono stanco degli stessi esercizi: stile libero, dorso, rana e delfino; lo trovo noioso, anche se lui dice che sono importanti per la mia muscolatura. Per non parlare delle scenate di mia madre su come mi vesto. Vorrebbe che fossi elegante, pulito, ordinato, ma non lo sono! Preferisco non cambiarmi mai, se potessi, indosserei i vestititi con cui ho dormito. Ma la cosa che mi fa più arrabbiare è quando la nonna, a pranzo, insiste che devo mangiare di più, io penso di mangiare abbastanza, non credo di essere denutrito, anzi, scoppio di energia! Da tempo ho deciso di diventare vegetariano, ho letto un libro bellissimo, “Il cucchiaio verde”, che mi ha convinto sull’importanza di un’alimentazione senza carne. Invece, sul piatto compare una salsiccia! Una battaglia impossibile. Tuttavia ci sono situazioni in cui le regole vengono trasmesse in modo più semplice e naturale , senza “tu devi”. Penso agli incontri scout, il cui motto è “Fai del tuo meglio”, che non obbliga a essere diverso, ma incoraggia a impegnarsi verso se stesso e gli altri, in un percorso di progressivo miglioramento. Enrico Maria Bertoni II A

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