Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il cuore della politica è la partecipazione

DURANTE l’anno scolastico, in varie occasioni, abbiamo discusso e ci siamo confrontati sulla “politica”. Le prime battute e considerazioni sono state tutte negative ed è emerso un quadro pessimistico. Abbiamo però cercato di andare oltre, abbiamo riflettuto meglio collegandoci anche alla storia. Dopo un lavoro di analisi effettuato con calma abbiamo capito che far “politica” significa capire i bisogni delle persone e cercare di risolvere i problemi. Fra i re, gli imperatori e la gente comune c’è sempre stata molta distanza, in passato fra loro c’era il vuoto. La “politica” ha riempito quel vuoto, ha unito il cielo alla terra; ha contribuito ad unire quelli che comandano a quelli che obbediscono. La politica ha abbassato il ponte levatoio e ha permesso alla popolazione di partecipare al governo. Se la politica è capire i bisogni degli altri, la qualità migliore di un politico sarà sempre l’ascolto. Per questo motivo un sindaco non deve restare chiuso in municipio, ma deve scendere in strada, attraversare il mercato e parlare con la gente in piazza. I politici mettono in circolazione tante idee e, se lavorano bene,cambiano le cose in meglio. LA “POLIS” era l’antica città greca, la parola politica deriva da “polis” cioè da “città”. La politica è una città dove tutti prendono parte alle decisioni e dove si realizza la volontà della maggioranza. Questo modo di comportarsi si chiama “democrazia” cioè “governo del popolo”. Essa però è sempre una moneta a due facce: dove c’è un diritto, c’è sempre un dovere. Abbiamo il diritto ad ascoltare la musica, ma anche il dovere di non spaccare i timpani del vicino. Oggi c’è poca fiducia nella politica, perché tante volte la politica sembra un polipo che bada a riempire la pancia e con i suoi tentacoli arraffa tutto. I politici, usano i soldi pubblici per uso personale, non fanno le leggi utili alla gente, ma quelle che servono per mettersi a posto gli interessi personali e per aumentarsi lo stipendio. Ma riflettendo bene: la colpa è della politica? O degli uomini che sbagliano? La politica vera è racchiusa dentro tre parole: ascoltare, partecipare e servire. Non è un gioco solitario con le carte, ma uno sport di squadra, come la pallavolo. Le cose non hanno mai le colpe o i meriti. Ce li hanno gli uomini, se li usano bene o male. Quando non siamo da soli, siamo sempre una polis, cioè una piccola città, ognuno è chiamato ad essere servo dell’ altro. Nessuno può permettersi di dire “io non gioco”, siamo tutti in campo per la stessa partita a tre tocchi: ascoltare, partecipare e servire.

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