Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La solidarietà è una cosa concreta

TRA i tanti ricordi che porteremo con noi, una volta terminato quest’anno scolastico, ci saranno sicuramente le visite alla casa circondariale di Villa Fastiggi. La prima è stata in occasione delle festività natalizie: noi alunni delle terze siamo andati a cantare in Carcere. Un’esperienza strana, emozionante, che all’inizio ci ha lasciato un po’ perplessi. Ci chiedevamo che cosa ci aspettasse, come sarebbero stati i detenuti. Alcuni di noi addirittura pensavano che fossero vestiti con divise arancioni. L’attesa all’entrata è stata lunga. All’ansia di entrare per la prima volta in un carcere si sono aggiunti il freddo ed i tanti controlli; abbiamo dovuto lasciare i cellulari in una cassetta e la professoressa ci ha raccontato che, nei giorni precedenti all’uscita, la scuola aveva dovuto inviare i dati precisi delle persone, alunni e adulti, che sarebbero entrati nella casa circondariale. Una volta dentro invece, a stento, siamo riusciti a capire chi fossero i detenuti, ci siamo trovati di fronte a donne e uomini normalissimi, tranquilli, sorridenti. L’ANSIA è svanita, soprattutto quando abbiamo iniziato a cantare. Alla fine non c’eravamo più noi e loro, ma si è formato un unico coro di voci, tutte uguali. Alle nostre voci si sono unite quelle dei carcerati, formando una musica gioiosa, che è andata oltre ad ogni stereotipo. La musica è stato uno strumento di unione e condivisione. Si sono esibiti anche alcuni detenuti, hanno interpretato brani classici, facendoci fare un tuffo nel passato con la musica che ascoltavano i nostri genitori e risvegliando in noi tante sensazioni, come se quei canti fossero un inno alla libertà. Ecco perché la seconda volta che siamo tornati a Villa Fastiggi, per assistere insieme agli ospiti della struttura alla proiezione del cortometraggio “Il prigioniero”, realizzato nell’ambito del laboratorio di cinematografia con l’aiuto dell’esperto Daniele Massetti e per la regia di Lorenzo Piscopiello, non eravamo più in ansia. Il film è tratto da una storia vera e ha come protagonista un uomo, Giovanni, che per diversi anni è stato detenuto in carcere, dove ha intrapreso un fondamentale percorso personale di rinascita. Ora è ben inserito nella società, lo abbiamo incontrato e da questo incontro è nato il copione del cortometraggio, girato poi a scuola, per le vie della città ma anche all’interno del carcere. Queste attività sono state per noi, ragazzini di tredici anni, grandi esperienze, che ci hanno insegnato che nella vita si può sbagliare ma l’importante è non lasciare mai soli i più deboli e che un’occasione di riscatto c’è sempre. Giovanni Facciorusso e Beatrice Gomez Leon, III E

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