Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il nostro viaggio a Strasburgo tra il campo di Natzweiler e il Parlamento europeo

LO desideravamo tutti dallo scorso anno scolastico e finalmente il momento tanto atteso è arrivato: il viaggio a Strasburgo. A questa bellissima esperienza abbiamo partecipato noi alunni delle classi 2^ e 3^ A della scuola secondaria ‘Oriani’ di Casola Valsenio. Il viaggio, che è durato tre giorni, dal 13 al 15 novembre 2018, è stato organizzato dal Comune di Casola, con lo scopo di farci visitare il Parlamento Europeo e il campo di concentramento di Natzweiler-Struthof. Oltre a nostre tre insegnanti, ci hanno accompagnato l’assessore Marco Unibosi e il presidente dell’Aned (associazione nazionale Ex Deportati) di Bologna Fabrizio Tosi. La giornata clou del viaggio è stata la seconda, con la visita al mattino del campo di concentramento e al pomeriggio del Parlamento. Quello di Natzweiler fu l’unico campo di concentramento nazista costruito in Francia, nato non come campo di sterminio, ma di lavoro, in cui i deportati (prigionieri politici, partigiani, ebrei) dovevano estrarre il granito dalle cave vicine. Ma lo scopo più agghiacciante era quello di procurare all’università del Reich cavie umane per gli esperimenti scientifici. Fabrizio, la nostra guida, ci ha dato molte informazioni sulla “vita” nel campo; quelle che ci hanno colpito di più sono le torture che infliggevano ai prigionieri e il modo in cui essi morivano. Ad esempio, mentre portavano avanti e indietro per il campo carriole piene di pietre, se uno cadeva per terra veniva sbranato dai cani; tra l’altro le pietre che trasportavano non servivano per costruire un edifico, ma solo per fargli fare fatica e farli morire. Un’altra tecnica di tortura era lo sgabello su cui si appoggiavano e venivano bastonati; il prigioniero doveva contare le bastonate in tedesco e, se non ne era capace, ricominciavano da capo. A differenza poi di ciò che avveniva in altri campi, morivano prevalentemente per il troppo lavoro, per il poco cibo, oppure mediante impiccagione lenta, mentre le camere a gas venivano usate poco. Nel campo è presente anche un forno crematorio che appunto era usato per cremare i corpi morti; le ceneri venivano poi messe a caso in alcuni barattoli e vendute alle famiglie come le ceneri dei propri cari anche se non era vero. Il racconto di Fabrizio è stato particolarmente toccante, anche perché lui è stato coinvolto in prima persona in quanto figlio di un deportato. SECONDA tappa: il Parlamento Europeo. Appena arrivati davanti al Parlamento, siamo stati colpiti dall’imponenza dell’edificio: una struttura prevalentemente di vetro, che simboleggia la trasparenza tra istituzioni e cittadini, ma soprattutto incompleta, e lo sarà finché non comprenderà tutti gli Stati europei. Siamo stati accolti da un funzionario della Ue, che ci ha parlato in generale dei compiti e dell’importanza dell’Unione, facendoci anche degli esempi molto semplici e comprensibili per noi alunni di scuola media. Abbiamo anche conosciuto l’onorevole De Castro, grazie al quale è stato possibile effettuare la visita. La parte più interessante è stata quella però in cui abbiamo assistito, sedendoci nelle tribune del Parlamento, a una discussione sulle fake-news e sul ruolo che possono avere anche in politica. Peccato che siamo potuti rimanere solo una ventina di minuti, perché lì ci siamo sentiti davvero “dentro” il lavoro dei deputati. In conclusione possiamo dire che questo viaggio è stato una bellissima esperienza, molto formativa e a tratti anche un po’ forte emotivamente. La visita al campo in particolare ci ha trasmesso delle emozioni che, leggendo solo i libri di storia o guardando dei film, non ti arrivano così forti e ci ha fatto riflettere sulla fortuna della nostra libertà, ricordandoci di non commettere più errori di questo genere, che ancora ai giorni nostri qualcuno purtroppo sostiene. Classe 3^ A Professoressa Silvia Rossini

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